All’alba di oggi, i carabinieri del Gruppo Intervento Speciale (Gis) hanno fatto irruzione in un edificio della periferia di Foggia, sorprendendo nel sonno Leonardo Gesualdo, 39 anni, detto “Il Vavoso”, esponente di spicco della Società foggiana. Il latitante, ricercato da cinque anni per associazione mafiosa, era inserito nell’elenco dei latitanti pericolosi del Ministero dell’Interno.
Il blitz è stato condotto dai reparti speciali dell’Arma, al termine di una complessa attività investigativa dei carabinieri del Comando Provinciale di Foggia, sviluppata sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, guidata dal procuratore Roberto Rossi. Gli inquirenti, dopo mesi di appostamenti e indagini tecniche, erano riusciti a individuare il rifugio del ricercato, che si nascondeva in una zona periferica della città.
L’arresto e il blitz dei reparti speciali
Secondo quanto ricostruito, Gesualdo è stato sorpreso nel sonno dalle teste di cuoio del Gis, che hanno fatto irruzione utilizzando le procedure tipiche delle unità d’intervento speciale. Nonostante fosse armato, l’uomo non ha opposto resistenza e si è arreso.
All’interno del covo i militari hanno rinvenuto una pistola calibro 7,65 con matricola abrasa, completa di caricatore con sei colpi, oltre a documenti falsi e diverse migliaia di euro in contanti. L’arrestato è stato immediatamente trasferito in caserma per gli accertamenti di rito e sarà sottoposto all’interrogatorio di garanzia nei prossimi giorni.
Il profilo criminale di Gesualdo
Nato a Foggia il 28 giugno 1986, Leonardo Gesualdo è ritenuto un esponente di vertice della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza, una delle tre articolazioni principali della Società foggiana. Era ricercato dal 16 novembre 2020, quando si sottrasse a un’ordinanza di custodia cautelare emessa nell’ambito dell’operazione “Decimabis” della Dda di Bari, prosecuzione dell’indagine “Decima Azione”.
Nel processo di primo grado Gesualdo è stato condannato a 12 anni di reclusione per associazione mafiosa. L’inchiesta “Decima Bis” ha ricostruito le dinamiche interne della mafia foggiana, composta dalle batterie Moretti-Pellegrino-Lanza, Sinesi-Francavilla e Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese, documentando la presenza di una “cassa comune” destinata al pagamento degli stipendi degli affiliati, delle spese legali e al sostentamento delle famiglie dei detenuti.
Secondo gli inquirenti, Gesualdo era uno degli organizzatori operativi del gruppo Moretti-Pellegrino-Lanza, con un ruolo di primo piano nella gestione del traffico di droga e nelle attività estorsive. Le indagini di anni hanno inoltre collegato il suo nome a episodi di violenza e regolamenti di conti tra clan contrapposti per il controllo del territorio.
Il significato dell’operazione
L’arresto di Gesualdo rappresenta un duro colpo per la criminalità organizzata foggiana e conferma la continuità dell’azione repressiva dello Stato nei confronti della mafia del capoluogo dauno. “Un’operazione che ribadisce la presenza dello Stato sul territorio e la determinazione delle forze dell’ordine nella lotta ai clan” è il commento diffuso dagli ambienti investigativi.
Il procedimento penale si trova ora nella fase delle indagini preliminari: la colpevolezza dell’indagato in relazione ai reati contestati dovrà essere accertata in sede di processo, nel pieno rispetto del contraddittorio tra accusa e difesa.









