È chiusa l’indagine della Procura della Repubblica di Foggia sull’introduzione di telefoni cellulari, schede sim e droga all’interno della Casa Circondariale del capoluogo. Il pubblico ministero Anna Landi ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di due agenti della Polizia Penitenziaria, Domenico De Bellis, 37 anni, originario di Bari, finito in carcere e Gianluca Gentile, 36 anni, di San Severo, sospeso dal servizio per un anno, oltre che del detenuto Pasquale Diliso, 26 anni, di Cerignola.
L’inchiesta e le accuse
Secondo quanto emerge dagli atti, De Bellis e Gentile, entrambi in servizio nella struttura penitenziaria di via delle Casermette, sono accusati di introduzione di stupefacenti e di dispositivi di comunicazione all’interno del carcere. Per il primo c’è anche l’accusa di corruzione.
Su De Bellis, che si trova attualmente detenuto in custodia cautelare, l’accusa principale è di aver ricevuto una somma di 500 euro dal detenuto Diliso in cambio dell’introduzione di hashish e telefoni cellulari da destinare ad altri detenuti. In particolare, il 15 ottobre 2024 l’agente avrebbe introdotto 93,05 grammi di hashish nascosti in un involucro celato nel frigorifero della terza sezione del reparto “Nuovo Complesso”, oltre a uno smartphone nero marca TLC modello T506K e due schede SIM Lycamobile.
In un’altra occasione, il 9 dicembre 2024, avrebbe portato all’interno del carcere due microtelefoni cellulari, uno rinvenuto in una camera della sezione 1^ del reparto “Vecchio Giudiziario” occupata da cinque detenuti, nascosto nell’incavo sottostante la tazza del water, mentre l’altro all’interno di una piccola bilancia posta vicino alla finestra della cella.
Gentile risulta invece indagato per aver introdotto il 28 maggio 2024 un iPhone 13 rosa nascosto in una cassetta di plastica coperta da carta da cucina e una scheda sim poi trovata nell’intercapedine della rete di un letto. Gli oggetti sarebbero stati rinvenuti in una cella della quarta sezione del “Reparto Giudiziario” occupata da cinque detenuti.
Un “tariffario” per telefoni e droga
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli indagati avrebbero agito in cambio di compensi economici, stabilendo tariffe diverse per ogni tipo di “servizio”: sim, telefoni e droga avevano costi differenti, leggermente superiori a quelli del mercato esterno. I cellulari e le sostanze introdotte sarebbero poi state rivendute all’interno del carcere da alcuni detenuti, creando un vero e proprio mercato parallelo.
Le indagini e le collaborazioni
L’attività investigativa, coordinata dalla procura e condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria e dal Gruppo della Guardia di Finanza di Foggia, ha visto la stretta collaborazione del Nucleo Investigativo Regionale della Polizia Penitenziaria Puglia-Basilicata. Le indagini hanno portato anche alla denuncia di sei persone, cinque detenuti e un avvocato, indagate per accesso indebito a dispositivi mobili. Il nome del legale non compare negli atti dell’avviso conclusione indagini.
Prossimi passi
Con l’avviso di conclusione delle indagini, gli indagati e i loro difensori avranno ora venti giorni per depositare memorie, chiedere interrogatori o produrre documentazione difensiva prima della decisione del pubblico ministero sull’eventuale rinvio a giudizio.
Si ribadisce che, in base al principio di presunzione di innocenza, gli indagati non possono considerarsi colpevoli fino a sentenza definitiva di condanna.










