• Contatti
domenica 19 Luglio 2026
No Result
View All Result
l'Immediato
  • Cronaca
  • Inchieste
  • Politica
  • Sanità & Salute
  • Turismo
  • Cultura
  • Sport
  • Puglia
    • Bari
    • Bat
    • Cerignola e 5 Reali Siti
    • Foggia
    • Gargano
    • Grande Salento
    • Manfredonia
    • Lucera e Monti Dauni
    • Regione Puglia
    • San Severo e Alto Tavoliere
  • Cronaca
  • Inchieste
  • Politica
  • Sanità & Salute
  • Turismo
  • Cultura
  • Sport
  • Puglia
    • Bari
    • Bat
    • Cerignola e 5 Reali Siti
    • Foggia
    • Gargano
    • Grande Salento
    • Manfredonia
    • Lucera e Monti Dauni
    • Regione Puglia
    • San Severo e Alto Tavoliere
No Result
View All Result
l'Immediato
No Result
View All Result

Home - Chiesta condanna per l’uomo dei Moretti a Torremaggiore: “Fu nel gruppo che minacciò D’Auria”

Chiesta condanna per l’uomo dei Moretti a Torremaggiore: “Fu nel gruppo che minacciò D’Auria”

La pm Manganelli: “Riconosciuto in foto e in aula dall’imprenditore antiracket”. La difesa replica: “Riconoscimento incerto, dev’essere assolto”. Sentenza in arrivo

Di Redazione
4 Ottobre 2025
in Cronaca, Foggia
Manganelli, D'Auria, Moretti, Putignano e La Piccirella

Manganelli, D'Auria, Moretti, Putignano e La Piccirella

Condividi su FacebookCondividi su Twitter

Si avvia alla conclusione, dopo sei anni di dibattimento, il processo davanti al Tribunale di Foggia a carico di Giovanni Putignano, 47 anni, di Torremaggiore, imputato di concorso in estorsione e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni dell’imprenditore Lazzaro D’Auria, 59 anni, originario della Campania ma da anni attivo nel Foggiano, simbolo della lotta al racket in Capitanata.

Il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Bari, Bruna Manganelli, ha chiesto la condanna a sette anni di reclusione, sostenendo che D’Auria abbia riconosciuto Putignano sia in fotografia che in aula, indicandolo come uno dei componenti del clan mafioso foggiano Moretti-Pellegrino-Lanza che, tra il 2015 e il 2017, avrebbe preteso 200mila euro di pizzo e l’assunzione di un dipendente nelle aziende agricole dell’imprenditore.

Le richieste della Dda e la linea difensiva

Secondo la ricostruzione accusatoria, l’imprenditore venne sottoposto per due anni a pressioni, minacce e intimidazioni da parte di un gruppo di esponenti della Società foggiana e del clan sanseverese La Piccirella, alleato storico dei Moretti, che gli imposero di non acquistare terreni nella zona dell’Incoronata e poi di pagare somme ingenti per poter continuare la propria attività.

Putignano avrebbe partecipato a un incontro minaccioso avvenuto nel luglio 2017 in una campagna di Apricena, durante il quale fu ribadita la richiesta di denaro. In quella circostanza – secondo D’Auria – l’imputato gli avrebbe detto: “Ricordati che io ti conosco bene”.

La difesa ha chiesto invece l’assoluzione, contestando tempi e modalità del riconoscimento, giudicati “incerti e contraddittori”. I legali hanno ricordato che D’Auria avrebbe fornito versioni differenti tra l’udienza e le indagini, e che in più occasioni – nell’ottobre e nel novembre 2017 – non riconobbe Putignano nelle foto mostrate dai carabinieri. Il riconoscimento avvenne solo il 5 aprile 2018, diversi mesi dopo i fatti.

Il racconto di D’Auria e le minacce dei clan

Durante la testimonianza resa il 1° luglio 2021, Lazzaro D’Auria ha ripercorso in aula il proprio calvario, iniziato nel 2015: “Mi dissero di non acquistare i terreni del Comune di Foggia all’Incoronata. Poi arrivò la richiesta: 200mila euro, poi 200mila all’anno. Io cercai di offrire 20 o 30mila euro, ma mi risposero che qui comanda la Società foggiana e che tante persone erano già scomparse”.

Secondo la Dda, Putignano era parte di quel gruppo composto da una decina di uomini che accompagnava i boss Rocco Moretti detto “il porco” e Giuseppe La Piccirella alias “il professore” o “il ragioniere”. Entrambi sono stati condannati in via definitiva rispettivamente a 4 anni e 8 mesi e 3 anni e 6 mesi nel procedimento abbreviato celebrato a Bari.

Il nodo del riconoscimento e la lunga attesa della sentenza

Il nodo centrale resta quello del riconoscimento visivo. Il pm Manganelli ha ribadito che D’Auria identificò Putignano già durante le indagini e poi nuovamente in aula, nell’udienza del 21 luglio 2021. Ma la difesa ha fatto notare che l’imprenditore, in una prima fase, disse di averlo riconosciuto grazie a una foto pubblicata con mascherina sul web il 12 agosto 2017, poi in un’altra immagine senza mascherina vista a novembre dello stesso anno. Tuttavia – hanno sottolineato gli avvocati – è stato accertato che le foto pubblicate furono sempre coperte e che solo nel 2018 l’imprenditore fece un riconoscimento formale davanti ai carabinieri.

Dopo l’ultima udienza, in cui la corte ha nuovamente ascoltato D’Auria per chiarire le incongruenze, il processo è giunto alle battute finali. La sentenza di primo grado è attesa nelle prossime settimane, dopo sei anni di un procedimento complesso che ha già visto otto imputati, di cui cinque condannati, uno assolto e uno prosciolto.

Seguici anche su Instagram – Clicca qui

Ricevi gratuitamente le notizie sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come

Tags: Andrea ImparatoAntiracketApricenaBruna Manganellicapitanataclan Moretticriminalità organizzataDda Bariestorsione mafiosaFoggiaGiovanni PutignanoLazzaro D'Auriaprocesso foggiaRocco Morettisocieta foggianaTorremaggiore
Articolo precedente

Due anni per evasione a Tommaso Morra, il boss cerignolano degli assalti ai caveau

Articolo successivo

Poggio Imperiale in festa: grande attesa per il concerto di Franco Ricciardi

Articoli correlati

Screenshot

Muore per salvare il suo cane: 60enne di Foggia folgorato da un cavo elettrico

Antonio De Sabato

Inchiesta DDA, De Sabato: “Lo scioglimento per mafia del Comune di Foggia trova nuove conferme”

La “banda della marmotta” è arrivata nel centro di Foggia, assalto alla Bper di corso Garibaldi

Grano, crollano le quotazioni: “Prezzi sotto i costi di produzione, così la cerealicoltura del Tavoliere rischia di fermarsi”

De Benedictis e Chiariello

Ex avvocato Chiariello, revocato il sequestro da 4,3 milioni: il Tribunale dispone la restituzione dei beni

Caporalato nel Foggiano, al via il processo “Terra Rossa”. La moglie del prefetto Michele Di Bari tra gli imputati

Ultime Notizie

Screenshot
Cronaca

Muore per salvare il suo cane: 60enne di Foggia folgorato da un cavo elettrico

La tragedia si è consumata nel tardo pomeriggio nella zona di Sant’Aquilina. L’uomo avrebbe cercato di liberare l’animale rimasto impigliato

Antonio De Sabato

Inchiesta DDA, De Sabato: “Lo scioglimento per mafia del Comune di Foggia trova nuove conferme”

Antonio Decaro

Decaro frena sulle primarie del centrosinistra: “Io alla guida del campo largo? Sto facendo il presidente della Regione”

De Benedictis e Chiariello

Ex avvocato Chiariello, revocato il sequestro da 4,3 milioni: il Tribunale dispone la restituzione dei beni

Caporalato nel Foggiano, al via il processo “Terra Rossa”. La moglie del prefetto Michele Di Bari tra gli imputati

Laghi di Lesina e Varano, Assoturismo: “Il grande turismo del Gargano non è mai decollato, serve una svolta”

Quotidiano online registrato presso il Tribunale di Foggia, n. 3/2014 Società editrice: iMEDIA srls P.IVA 03942360714

  • Cookies policy
  • Privacy Policy
IMPOSTAZIONI PRIVACY

Copyright © 2026

No Result
View All Result
  • Cronaca
  • Inchieste
  • Politica
  • Sanità & Salute
  • Turismo
  • Cultura
  • Sport
  • Puglia
    • Bari
    • Bat
    • Cerignola e 5 Reali Siti
    • Foggia
    • Gargano
    • Grande Salento
    • Manfredonia
    • Lucera e Monti Dauni
    • Regione Puglia
    • San Severo e Alto Tavoliere

Copyright © 2024