Il duplice omicidio di Antonio Petrella e Nicola Ferrelli, commesso ad Apricena il 20 giugno 2017, fu “un’azione militare” che “incute paura in chi la guarda”, espressione di come la mafia “impone il terrore tra le persone del territorio”. Lo ha detto, nella conferenza stampa con cui sono stati annunciati gli arresti di Francesco Scirpoli e Pietro La Torre, il procuratore di Bari, Roberto Rossi.
“Quando lo Stato trova la sua unità raggiunge i risultati. Non possiamo impedire gli omicidi – ha aggiunto – ma chi li commette deve sapere che non è più il tempo degli omicidi irrisolti“. Su molti omicidi commessi nella provincia di Foggia, ha detto ancora Rossi, “abbiamo finalmente cominciato ad avere diverse piste investigative“. Parte del merito è dovuta alla scelta di diversi esponenti di spicco dei clan del Foggiano e del Gargano di iniziare a collaborare con la giustizia. Ma, come ha sottolineato il coordinatore della Dda Francesco Giannella, “i collaboratori non vengono giù dal cielo. Diventano collaboratori perché vengono indagati, arrestati e condannati”. La Torre, in questo caso, era già detenuto in regime di 41-bis. “Lo Stato c’è ed è forte, è costituito da persone valide, è presente e fornisce risposte concrete anche a distanza di anni”, ha detto il Questore di Foggia, Alfredo D’Agostino. “Avverto una punta di dispiacere – ha aggiunto – quando rappresentanti delle istituzioni locali parlano di assenza dello Stato. Che invece è presente costantemente”.
“Vittime come prede”… e tanta omertà
“Hanno inseguito le vittime come se fossero delle prede. E nell’azione ne hanno sfigurato il volto dando un marchio, non consentendo neanche ai parenti di poterli piangere in maniera decorosa”. Lo ha detto in conferenza stampa il sostituto procuratore della Dda di Bari, Ettore Cardinali, che insieme alla collega Bruna Manganelli ha coordinato le indagini della polizia che hanno permesso l’arresto di Pietro La Torre e Francesco Scirpoli.
“In questa vicenda – ha aggiunto – abbiamo avuto particolari difficoltà sia per l’efferatezza e le modalità dell’azione, sia perché avvenuto in un territorio tradizionalmente molto chiuso, come quello della provincia di Foggia: questo e molti altri omicidi sono stati caratterizzati da omertà, nessun cittadino è mai venuto a darci elementi che potessero aiutarci”. Omertà che nasce dalla paura di fronte a gesti così efferati: “Il messaggio che si vuole dare con questa azione – ha detto Marco Mastrangelo, capo della squadra mobile di Foggia – è di intimidazione, anche per chi in quel momento stava passando con la macchina. A nessuno sarebbe venuto in mente di intervenire e i due killer non hanno avuto nessuna remora: non si sono girati per vedere se passasse qualcuno, perché questa cosa a loro non interessa”. Nei video mostrati si vede come, durante l’esecuzione, alcune macchine passino per la stessa strada senza fermarsi. Nessuno, è stato spiegato, ha chiamato le forze dell’ordine per segnalare quanto successo. (Ansa)










