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Home - “Mari e Monti”: in 42 con l’abbreviato, 8 (tra cui Dino Miucci) a dibattimento. Rigettato un patteggiamento

“Mari e Monti”: in 42 con l’abbreviato, 8 (tra cui Dino Miucci) a dibattimento. Rigettato un patteggiamento

Già calendarizzate fino ad aprile 2026 le udienze che porteranno alla sentenza del gup di Bari. Alla sbarra anche il boss Enzo Miucci e suo fratello Dino

Di Francesco Pesante
24 Settembre 2025
in Cronaca, Gargano
Enzo Miucci incontra la famiglia nella sala colloqui del carcere

Enzo Miucci incontra la famiglia nella sala colloqui del carcere

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Sono 42 gli imputati che andranno a giudizio con rito abbreviato davanti alla gup del tribunale di Bari, Susanna De Felice (che emetterà sentenza nel corso dei prossimi mesi); altri otto imputati saranno giudicati con rito ordinario a Foggia a partire dall’11 dicembre. Tra questi c’è Dino Miucci, fratello del boss Enzo, che aveva tentato invano la strada dell’abbreviato condizionato all’ascolto di due parti offese. Con lui a dibattimento Giacomo Loperfido, Fatma Dridi, Michele Guerra, Mario Totta, Alessandra Muraglione, Lorenzo Ricucci detto “Ciacciamucc” e Pasquale Vignola.

Già calendarizzate fino ad aprile 2026 le udienze per i 42 in abbreviato. Rigettati tutti gli abbreviati condizionati così come è stato respinto, perché ritenuto inammissibile, il patteggiamento proposto dall’imputato 55enne, Carmine Romano.

Si è conclusa così l’ultima fase dell’udienza preliminare del procedimento denominato “Mari e Monti” nato dall’operazione contro la mafia garganica portata a termine dai carabinieri nell’ottobre del 2024. Sono 50 le persone imputate e ritenute affiliate al clan Li Bergolis-Miucci, capeggiato dal boss reggente Enzo Miucci, 42 anni, alla sbarra insieme a parenti e presunti sodali.

Le accuse svariano dalla mafia alle estorsioni passando per rapine e furti compiuti nei territori di Manfredonia, Mattinata, Vieste e Monte Sant’Angelo. Questi Comuni si sono costituiti parti civili insieme all’associazione antimafia Giovanni Panunzio, alla Fai Antiracket, alla Regione Puglia e ad un paio di parti offese.

Il volto del clan 

Nell’elenco degli imputati, ben 50, spiccano nomi noti alle cronache giudiziarie: oltre al già citato Enzo Miucci c’è come detto suo fratello maggiore, Leonardo Miucci detto “Dino”, presunto “uomo degli appalti” tra Manfredonia e Monte Sant’Angelo, e poi Giovanni Caterino (ergastolano, basista della strage di San Marco), Antonio Miucci (figlio di Enzo), Raffaele Palena detto “Strizzaridd”, Roberto Prencipe detto “Roberto della Montagna” o “il Cacciatore” o “Piter”, Marilina Scarabino (compagna di Enzo Miucci) e il fratello Lorenzo. Alla sbarra anche i pentiti, Matteo Pettinicchio, ex braccio destro del boss, Matteo Lauriola (il barbiere del clan), Giuseppe Stramacchia detto “il secco”, Marco Raduano alias “Pallone” e Gianluigi Troiano detto “il minorenne”, questi ultimi due riferimento di Miucci a Vieste.

L’intera inchiesta è il frutto di anni di indagini condotte da carabinieri e polizia giudiziaria sotto la direzione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, e ha permesso di delineare con precisione la struttura del clan, i ruoli, le alleanze, i territori di influenza e il modus operandi delle attività illecite.

I reati contestati e la strategia del fuoco

Tra le contestazioni figurano episodi violenti, intimidazioni a imprenditori locali, racket su lavori pubblici e attività commerciali, controllo delle piazze di spaccio e una gestione militare del territorio attraverso una rete capillare di affiliati. In alcuni casi, il clan si sarebbe avvalso anche di roghi dolosi e danneggiamenti per affermare il proprio dominio. Non sono contestati omicidi ma nelle sue dichiarazioni, Pettinicchio ha parlato anche di fatti di sangue accusando il suo ex capo della strage di San Marco in Lamis che Miucci avrebbe compiuto personalmente insieme a Roberto Prencipe, Saverio Tucci e Girolamo Perna, questi ultimi due morti ammazzati a ottobre 2017 e aprile 2019. Al momento non ci sono stati risvolti giudiziari in questo senso e l’unico colpevole accertato resta il basista Caterino.

L’indagine “Mari e Monti” rappresenta l’ennesimo tassello del lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine per smantellare la cupola mafiosa del Gargano, ritenuta responsabile di una lunga scia di sangue e di terrore che ha marchiato a fuoco il territorio. Il processo a Miucci&co. potrebbe diventare la nuova pietra angolare nella lotta alla mafia garganica.

Tutti gli altri nomi

Completano la lista delle persone rinviate a giudizio in “Mari e Monti”, Raffaele Prencipe detto “Arafat”, Nicola Ciliberti, Giuseppe Pio Ciociola detto “Pannone”, Gianmichele Ciuffreda, Libero Colangelo, Giulio Guerra, Claudio Iannoli detto “Cellino”, Giovanni Iannoli detto “Smigol”, Tommaso Tomaiuolo, Pasquale Totaro detto “Farfaridd”, Orazio Pio La Torre, Piergiorgio Quitadamo, Carmine Romano detto “Chicill”, Angelo Totaro detto “Farfaridd”, Michele Guerra, Raffaele Miucci, Marco Primavera, Filomena Primosa, Giacomo Loperfido, Michele Pellegrino, Michele La Torre, Mario Totta, Luigi Mazzamurro, Matteo Armillotta detto “Babbione”, Angela Basta, Donato Bisceglia, Davide Carpano detto “Il ciotto”, Marino Arturo Ciccone, Fatma Dridi, Francesco Gallo, Alessandra Muraglione, Maria Francesca Palumbo, Lorenzo Ricucci detto “Ciacciamucc”, Maria Gaetana Santoro detta “Nella”, Giuseppe Vitulano detto “Tuteppe”, Luigi Ferri detto “Gino”e Pasquale Vignola.

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Tags: garganomafiaMari e MontiMiuccimonte sant'angelo
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