La sorpresa vera per i pentastellati ieri sera è stata ritrovare la sindaca di Foggia Maria Aida Episcopo nella loro sede di Corso Giannone dopo ere geologiche memorabili di assenza. Il suo saluto, le sue parole di apprezzamento per Rosa Barone e gli altri eletti, il suo incoraggiamento per le regionali alla forza politica che l’ha strenuamente difesa e appoggiata al tavolo delle trattative per la sua candidatura sono stati visti dal coordinatore Mario Furore e dagli altri attivisti del gruppo territoriale cittadino guidato da Giovanni Buononato come un forte segnale distensivo. Perché è vero che rimangono i mugugni e uno come l’ingegner Giovanni Quarato, presidente della Commissione Ambiente e Territorio dice candidamente in pubblico, in riferimento all’istituzione ancora in alto mare dell’Urban Center, che “l’amministrazione Episcopo è in folle in salita”, ma è vero anche che il MoVimento sta puntellando l’azione amministrativa con i suoi temi e le sue sensibilità.
L’iter per le candidature è appena iniziato. L’equipe che si confronterà al tavolo del candidato presidente Antonio Decaro per portare temi è composto dallo stesso Furore, dalla consigliera regionale uscente Rosa Barone e dalla vicesindaca di Foggia Lucia Aprile.
I contributi stanno arrivando ancora singhiozzi, finora sono state presentate solo 12 proposte, mentre sono state aperte online candidature. I requisiti sono abbastanza semplici. Furore come ha spiegato ieri sera in una riunione assai partecipata e aperta anche agli altri Comuni privilegerà ovviamente un discorso geografico per avere una armonia tra i territorio con innesti della società civile.
La candidatura di Rosa Barone, alla sua terza possibile esperienza in Consiglio regionale, ha bloccato non poche ambizioni. Nessuno vuole arrivare secondo. Tuttavia a Foggia città c’è la necessità di affiancarle almeno un uomo (per via della doppia preferenza) della società civile che possa trainare ancora di più il simbolo. Per la prima volta in Regione il M5S di Giuseppe Conte correrà in coalizione nella marea delle liste decariane e non è scontato che il simbolo possa fare la differenza come è sempre stato correndo da soli. “La presenza della sindaca è un atto di rispetto e amicizia per la formazione che l’ha indicato. La forma è sostanza – ha detto un ormai pentastellatissimo Micky de’ Finis -, abbiamo due battaglie da affrontare: una contro gli avversari del centrodestra, molto aggressivi. E una più complicata con gli alleati della coalizione. Noi abbiamo la lealtà, l’etica, la trasparenza, gli incontri tematici con la gente. Usiamo moltissimo i mezzi della comunicazione, perché il territorio deve essere trapanato e vigilato. Anche un solo voto nel paese sperduto può essere utile. Tutti i Comuni della pentapoli devono avere dei candidati. Foggia deve esprimere anche altre candidature, dobbiamo essere attenti e dobbiamo mettere in salamoia le paranoia interne. Attenzione a non farci male da soli. Siamo meglio degli altri, più puliti e più aperti”, ha concluso in tono esortativo.
Gianfranco Di Sabato del direttivo di San Severo ha puntato tutto sulle tematiche. “Il Liscione va seguito bene e ancora. Non dobbiamo lasciare agli altri l’idrogeno verde che è pulito. A noi manca il secondo binario, Campomarino ci ha vietato un finanziamento da 18 milioni di euro, dobbiamo superare questo empasse”.
L’ex sindacalista Cgil Nicola Salvatore è stato netto. “Confido che il movimento muti e diventi un partito politico e nasca una segreteria per individuare i candidati per una lista forte. È vero che andiamo in coalizione ma dobbiamo mantenere una identità forte. Va rivalutato il reddito di cittadinanza in ambito regionale e va pensata una legge regionale per il salario minimo. Noi contiamo su un voto di opinione e dobbiamo recuperare fiducia”.
Dal manfredoniano Gianluca Iaconeta è arrivata qualche critica alla gestione del M5S provinciale, rispedita al mittente con schiettezza e franchezza amicale da Furore. Per essere candidato in Regione bisogna essere stati candidati in Consiglio comunale e questo sbarra la strada a molti attivisti valevoli, ma giovani in termini di militanza. “Questi sono i miei secondi 3 minuti in 7 mesi, occorre fare una riflessione sulla dirigenza. Mentre il PD è partito da tempo noi siamo partiti adesso e questo ci crea sempre un gap. Siamo un mezzo partito perché non abbiamo un corpo intermedio di discussione, queste riunioni sono insufficienti per capire la base del movimento cosa vuole fare. Serve un gruppo di persone ben organizzate che fanno la differenza per la campagna elettorale, il nostro gap ce lo portiamo da anni. Se non ci fosse Rosa a capitalizzare il consenso chi potrebbe portare le nostre istanze a Bari? Dobbiamo essere più presenti e spingere i gruppi territoriali e fare sì che la politica non sia relegata alla vigilia delle competizioni elettorali”.
Furore però ha analizzato i problemi atavici di Manfredonia, dove il M5S è diviso in tre correnti, una delle quali composta dall’attuale consigliere comunale Gianluca Totaro, che pure ambisce ad essere candidato.
Nella pochette di Conte però, già accettata e accolta, c’è la disponibilità dell’ex deputato Antonio Tasso, pronto ad accendere i motori per Bari e a scalfire il dominio del capogruppo regionale dem Paolo Campo.
“Ovunque si riuniscono, a Foggia 35 volte e a Manfredonia? Non buttare sul provinciale problemi che sono vostri locali. La questione delle sedi è stata posta al presidente Conte ma è impossibile avere una sede in ogni Comune”.
Ha voluto frenare le sue aspirazioni regionali Francesco Strippoli: “Io non mi sono candidato perché credo nel principio originario del M5S, il ruolo di eletto non è un trampolino. Credo che ci si stia muovendo in ritardo, quando ci sono meno giorni che Comuni da visitare in campagna elettorale vuol dire che siamo alla dead line. Di Rosa si parla sempre bene ovunque io vada, va sostenuta”.
“Sono felice che sia finita l’era dei click – ha ratificato il coordinatore provinciale e europarlamentare -, la candidatura nasce dai risultati ottenuti, dalla aderenza alla linea politica, la candidatura è un percorso, va meritata”.
Quando è toccato a Rosa Barone parlare non le è stato possibile trattenere le lacrime. “Noi abbiamo una grande opportunità, abbiamo fatto belle campagne elettorali in passato, nelle quali sapevamo di non poter arrivare primi. Nel 2015 prendemmo il 18 per cento, nel 2020 fu una campagna molto difficile. Oggi abbiamo l’opportunità di portare sul tavolo di Decaro i temi, la Regione è un piccolo stato, tante decisioni sono vitali. Forse per la prima volta i temi possono diventare realtà, c’è un gap notevole tra le province. 5 anni volano, non mi vergogno di nessun voto espresso in Regione. Non abbiamo mai fatto niente di cui non potessimo essere più che orgogliosi”.
Tra gli interventi più interessanti quello della cerignolana Lucia Lenoci, che ha annunciato una iniziativa su sicurezza, emergenza legalità e criminalità. “Cerignola vive una situazione drammatica, c’è un commercio di pezzi di ricambio che non viene tracciato. Ci sono state interrogazioni e tavoli, vogliamo fare un evento importante al Ministero dell’Interno portando all’attenzione di Piantedosi la situazione di Cerignola e della provincia di Foggia. Abbiamo problemi di fumi tossici tutte le sere. C’è il Canale Lagrimaro. Il 26 settembre ci incontreremo alle 18 in Comune per mettere a punto l’organizzazione dell’evento”.













