La notizia dell’arresto ai domiciliari di Vanni Bondesan, presidente dell’associazione Bethel Italia, nell’ambito dell’inchiesta sugli esplosivi che ha portato a sette misure cautelari, ha suscitato grande eco in città. Accanto alla cronaca giudiziaria (Bondesan è accusato di aver falsificato i registri della “messa alla prova” a favore del principale indagato) emergono ora voci che invitano a non dimenticare il percorso di solidarietà e volontariato costruito dall’associazione negli anni.
In una lettera indirizzata alla redazione, si sottolinea come Bethel da oltre 15 anni operi in tutta Italia al fianco di persone in difficoltà, portando aiuti alimentari, sostegno ai senza fissa dimora e partecipando a missioni umanitarie anche in scenari complessi, come l’Ucraina durante la guerra.
“Nel giorno di Natale – si legge – i volontari uscivano per le strade distribuendo cibo e bevande calde ai poveri. Nei supermercati si sono spesso prodigati per raccogliere generi alimentari da destinare a famiglie bisognose, e tutto questo senza alcuna retribuzione, solo per spirito di servizio”.
La lettera richiama l’attenzione sul rischio che un singolo episodio giudiziario possa oscurare un impegno lungo e riconosciuto: “L’associazione ha rappresentato per migliaia di famiglie italiane un punto di riferimento, con grandi sacrifici e nonostante difficoltà crescenti”.
Il messaggio è chiaro: le vicende giudiziarie seguiranno il loro corso, ma la memoria collettiva non deve cancellare anni di attività benefiche che hanno dato sostegno concreto a chi ne aveva più bisogno.










