Nuovo stop nello stabilimento Stellantis di San Nicola di Melfi, a meno di una settimana dalla riapertura su un solo turno, dalle 6 alle 14. La fabbrica, come comunicato dalla segreteria regionale della Ugl metalmeccanici, guidata da Florence Costanzo, resterà chiusa per mancanza di componenti. Una notizia che arriva in un momento cruciale per il sito lucano e per l’intera filiera dell’automotive del territorio.
Sindacati in allarme
Dopo la riunione dei delegati delle Rsa Stellantis, la Uilm di Basilicata ha ribadito l’urgenza di restituire a Melfi un ruolo centrale. “Melfi deve tornare ad avere un ruolo da protagonista, per il bene dei lavoratori, del territorio e dell’intera filiera industriale”, hanno dichiarato i vertici del sindacato. Le preoccupazioni sono legate soprattutto alla fase di transizione in corso, che vedrà entro ottobre l’uscita di scena di tre modelli storici prodotti nello stabilimento: Jeep Renegade, Jeep Compass e Fiat 500X.
La delicata fase di transizione
Il segretario regionale della Uilm, Marco Lomio, ha sottolineato come il periodo attuale sia segnato da una trasformazione profonda. Accanto alla fine della produzione dei modelli storici, partirà la salita produttiva dei nuovi veicoli: la Jeep Compass elettrica e, a seguire, i modelli ibridi Mhev e Phev. “La transizione va accompagnata con grande senso di responsabilità, ma senza trascurare le problematiche dei lavoratori”, ha spiegato Lomio, evidenziando la necessità di formazione e rotazione legate alle nuove tecnologie produttive.
I delegati delle Rsu hanno chiesto che i nuovi modelli previsti siano realmente in linea con la domanda di mercato. “Le motorizzazioni annunciate non sono sufficienti e non sono coerenti con la domanda reale del settore. Servono investimenti concreti per rilanciare Melfi e riportarlo al centro dell’industria automobilistica nazionale”, hanno dichiarato, chiedendo inoltre che il “Nuovo Piano Italia” venga anticipato e reso operativo.
L’appello all’Europa e al Governo
La Uilm ha puntato il dito anche contro le regole europee considerate troppo stringenti. “L’Europa deve smetterla con regole rigide e chiarire quale sarà il futuro dell’automotive. L’elettrico da solo non basta”, hanno aggiunto i rappresentanti sindacali, chiamando in causa anche il Governo italiano affinché si doti di una strategia industriale chiara e condivisa con Stellantis.
La posizione della Fim Cisl
Anche la Fim Cisl, per voce del segretario regionale Gerardo Evangelista, ha lanciato l’allarme: “È la fase più delicata per Melfi e per l’indotto. I modelli in uscita garantivano un minimo di produzione, mentre per quelli in avvio molte aziende non hanno ancora ottenuto le nuove commesse”. Evangelista ha ricordato che diverse vertenze aperte peseranno nei prossimi mesi, annunciando per il 3 settembre una riunione a San Nicola di Melfi con i rappresentanti del sindacato, delle Rsa e delle Rsu dell’indotto.
“Servono da subito tagli ai costi energetici, incentivi all’acquisto e nuovi investimenti. Occorre utilizzare l’area di crisi complessa e sostenere la riconversione delle aziende dell’indotto”, ha ammonito Evangelista, aggiungendo che il rischio è quello di un 2025 segnato da un forte calo produttivo: “Il tempo delle attese è finito, l’andamento produttivo lascia prevedere un consuntivo fortemente negativo: il 2025 rischia di essere un anno nero per Stellantis e per l’indotto di Melfi”.













