Il dramma delle campagne di Cerignola, dove un ragazzo ha perso la vita a seguito del ribaltamento di un trattore, trova eco nella voce di una poetessa. Yuleisy Cruz Lezcano, scrittrice e attivista cubana residente in Italia, ha voluto raccontare attraverso i versi la profondità di una tragedia che troppo spesso resta invisibile: quella delle morti sul lavoro in agricoltura.
Con la poesia “Te, nome di polvere e stella”, inviata al nostro quotidiano, l’autrice ha trasformato il dolore in un atto di memoria e denuncia. «Ho scritto questa poesia per dare voce a un dolore spesso invisibile – spiega – quello degli uomini e delle donne che lavorano la terra e che troppo spesso trovano la morte in silenzio. La poesia vuole andare oltre i fatti e restituire dignità a chi, come “Te”, perde la vita senza un nome».
“Te, nome di polvere e stella”
Te, il tuo nome non ha suoni udibili,
è una ferita che non chiama,
una sillaba di morte consonante,
un battesimo dato dalla terra,
sottovoce, sotto zolla, sotto peso.Te, destinato a una stella inesplosa d’agosto,
che il cielo ha dimenticato di nominare.
Radice d’Africa sei, e radice che non urla,
sei la fiamma che non chiede di ardere.Un trattore ti ha inghiottito
come fa il buio col fiato,
ti ha preso la schiena, l’orizzonte,
ti ha restituito solo al silenzio.Lui, Te, e l’Altro,
morti che già si conoscono
come le note dello stesso spartito,
ognuna una cicatrice nel campo,
ognuna una pagina stracciata dal sole.Nessuno doma la zattera d’attesa
su cui salpate ogni mattina.
Nessuno ferma le tempeste impetuose
che rapiscono il respiro e il nome.Sei caduto come un ramo spezzato
prima della primavera,
e nessuna mano ha fermato il gelo.Il fiume Ofanto, testimone cieco,
ti ha visto sparire,
ma non saprà mai raccontarti.Te, hai lasciato il cuore appeso a un ramo,
e nessuno lo ha raccolto.
Una poetessa tra impegno civile e scrittura
Cruz Lezcano, autrice di diciotto libri, è una delle voci poetiche più riconosciute della diaspora cubana in Europa. La sua opera intreccia poesia e impegno civile, con particolare attenzione al mondo del lavoro, ai diritti delle donne e alla memoria migrante. Il suo ultimo libro, Di un’altra voce sarà la paura (Leonida Edizioni, 2024), candidato al Premio Strega, ha confermato il suo ruolo di scrittrice che unisce parola e denuncia sociale.
Attraverso questa poesia, l’autrice vuole rendere visibile una tragedia che riguarda tanti lavoratori invisibili, spesso stranieri, impegnati nei campi del Sud. Un atto di memoria che diventa anche un invito a riflettere sulle condizioni di chi, con sacrificio, sostiene la terra e la società.













