Negli spazi esterni del Deu di Foggia chiede aiuto la signora Leonarda Rendina, madre di Luana Iammarino, ragazza trans finita nel tritacarne dei social e detenuta dal 7 maggio scorso, con alterne prescrizioni prima nella casa circondariale di Lucera e poi ai domiciliari col braccialetto per il reato ex articolo 612 bis.
Già in passato Luana aveva avuto problemi di ansia e attacchi psicotici, ma l’attuale periodo di restrizione vissuto come una pena ingiusta e un accanimento ai suoi danni, ha alterato ancora di più il suo equilibrio psichico.
Ricoverata al Policlinico Riuniti nel reparto sorvegliato e in cura dal servizio psichiatrico di diagnosi e cura, Luana è fortemente a rischio.
“Chiediamo che venga riportata a casa, non possiamo perdere nostra figlia. Il nostro è un grido di dolore. Sia io sia l’avvocato quando siamo andati a colloquio l’abbiamo vista buttata a terra, nella celletta dell’ospedale, come una cosa. Nuda. Senza un letto. Potrebbe farsi del male. È impensabile che stia gettata così senza aver commesso nulla. È solo una vittima”, dice tra le lacrime la madre.









