Nel pieno dell’alta stagione 2025 si accende il dibattito sul turismo in Puglia. A sollevarlo è Alessandro Zezza, presidente del Consorzio Puglia DOC e consigliere provinciale di Federalberghi Lecce, che dalle colonne de La Gazzetta del Mezzogiorno lancia un duro atto d’accusa: tariffe fuori controllo, narrazioni distorte e un’offerta ormai superata. Proprietario di Masseria Panareo e autore di un libro sull’overtourism, Zezza parla di “dati statistici ingannevoli” e di uno storytelling che nasconde le criticità del comparto, anziché affrontarle.
Crisi del mercato e numeri contraddittori
Secondo Zezza, la crisi è nazionale e si attesta tra il 20 e il 25%, frutto di fattori economici, geopolitici e di concorrenza internazionale. In Puglia, invece, i dati restano incerti: da un lato si parla di un +18% rispetto al 2024, dall’altro appare evidente che solo a fine anno, con l’effetto del nuovo Codice Identificativo Nazionale, si potrà avere un quadro reale. Intanto sulle spiagge l’occupazione resta sotto il 50% e molti lidi risentono di politiche tariffarie giudicate “fuori mercato” e incapaci di intercettare le esigenze di un cliente “sempre più consapevole”.
Il nodo politico e le scelte strategiche
Il problema, osserva Zezza, non può essere ridotto alle responsabilità dei singoli operatori. È a monte, politico e strutturale: “In Puglia si ragiona ancora come negli anni Sessanta, quando luglio e agosto bastavano a salvare i bilanci locali. Quel mondo non esiste più”. Oggi il turista italiano, colpito dalla perdita di potere d’acquisto, guarda a mete alternative nel Mediterraneo, dall’Albania al Montenegro, più economiche e meglio organizzate.
Un’offerta disordinata e poco qualificata
Nell’analisi di Zezza pesa la frammentazione dell’offerta: strutture improvvisate, servizi standardizzati e scarsa attenzione all’identità reale dei territori. Una deriva che, secondo l’imprenditore salentino, rischia di compromettere anche chi investe seriamente in qualità e formazione. “Abbiamo venduto identità che non esistono”, avverte, citando come esempio il marketing sul Salento come terra del tartufo: “Un’invenzione posticcia che rischia di trasformare il turismo in una truffa ben confezionata”.
Destagionalizzazione, tra slogan e realtà
Altro nodo cruciale è la destagionalizzazione, spesso invocata ma mai concretamente sostenuta. “Non bastano ristoranti aperti a novembre: senza voli, collegamenti, eventi culturali e servizi adeguati nessun turista tornerà in Puglia”. Per Zezza, la soluzione è un piano industriale che metta al centro imprese serie e visioni di lungo periodo, abbandonando le “campagne autocelebrative” a favore di una strategia che renda la regione attrattiva tutto l’anno.











