Non c’è pace nel Movimento 5 Stelle di Foggia. Molti componenti della base interni al gruppo territoriale cittadino diretto da Buononato sono assai disillusi sia sul caso Aprile sia sulla presunta autoreferenzialità dei consiglieri comunali poco inclini a coinvolgere l’elettorato pentastellato.
Dopo Stefano Santangelo e le schermaglie social dell’ingegnere Quarato, è emersa una nuova spaccatura nel gruppo territoriale (GT).
Anche il referente formazione del Gt Luca De Marco, inserito dopo il ritiro di Micky de’ Finis, si dissocia dalla linea governista del Movimento.
Dopo il vice anche un referente comunicazione è al momento assente. Come riferiscono dalla base, il suo allontanamento pare da doversi individuare per gravi dissidi con i referenti, sia il capo GT che suoi vice per divergenze insanabili.
Le varie crepe hanno indotto De Marco, esperto di comunicazione, sociologia della politica e comunicazione politica, ad un duro attacco alla sindaca e alla sua gestione della comunicazione.
Il casus belli riguarda il concerto di Ferragosto con Serena Brancale e il suo Anema e Core Tour.
“La sindaca ha detto che ‘I concerti anche in piazza sono contingentati e prevedono un massimo di presenze. A Foggia come a Torino come a Palermo e ovunque!’ Vero. Eppure c’è un errore politico: dire l’ovvio come fosse una giustificazione. Un leader non si limita a citare la burocrazia: deve mostrare soluzioni (prenotazioni online, maxischermi, aree alternative). Una piazza non è un teatro: è uno spazio pubblico. La sindaca ha banalizzato l’esperienza dei cittadini rimasti fuori, che in realtà si sono sentiti esclusi da un evento pensato per essere pubblico”, ha osservato De Marco.
Il pentastellato ha bollato le dichiarazioni della sindaca come “un commento difensivo, poco empatico e facile da smentire”.
E ha aggiunto: “Quando un sindaco sbaglia o mente anche su piccole cose, la fiducia dei cittadini si incrina. Il dato resta questo: per una città da 150.000 abitanti, con concerto in esclusiva provinciale, sono stati predisposti appena 5.000 posti. Era inevitabile che migliaia di cittadini restassero esclusi: non è una questione di sicurezza, ma di organizzazione. La verità è un dovere per un politico: anche una bugia ‘piccola’ mina la fiducia. Non esistono errori banali: la credibilità è tutto, e chi appare opaco perde consenso. Sul piano comunicativo: essere smentiti su dettagli verificabili è peggio che discutere di questioni complesse, infatti, si diventa oggetto di ironia e sfiducia. La politica è credibilità: Foggia merita trasparenza, non slogan smentiti dai fatti.










