Un imprenditore di 49 anni di San Severo è finito in carcere con l’accusa di stalking nei confronti dell’ex moglie, dalla quale è separato dal 2021. La misura è stata disposta dal gip del Tribunale di Foggia su richiesta della procura, dopo la denuncia presentata a fine luglio dalla donna, una libera professionista, presso i carabinieri di Lucera. L’indagato, assistito dall’avvocato Luigi Marinelli, ha risposto alle domande del giudice respingendo le accuse: “Il mio assistito ha chiarito la propria posizione”, ha commentato il legale.
Rapporti fino al giorno prima della denuncia
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, tra i due sarebbero intercorsi rapporti fino a poco prima della denuncia, anche per questioni legate al mantenimento dei figli. Dopo un pignoramento scattato per i mancati pagamenti degli alimenti, la situazione sarebbe degenerata. L’uomo – stando alla denuncia – avrebbe iniziato a passare sotto casa dell’ex moglie, scattando foto all’auto della donna e inviandole i messaggi per dimostrare che fosse presente, nonostante lei avesse detto di non poter accompagnare i figli perché priva di mezzo di trasporto.
Le accuse della procura
La procura contesta una condotta persecutoria che sarebbe proseguita anche durante le vacanze della donna, con messaggi, telefonate e minacce. In una chiamata, l’uomo le avrebbe detto: “La devi pagare, mo’ me ne vado in galera come dico io”, annunciandole che l’avrebbe attesa al suo ritorno in città. In un episodio, avrebbe avvicinato il nuovo compagno della ex, insultandolo e avvertendolo, e in un altro avrebbe postato su WhatsApp una foto della donna accompagnandola con insulti.
Precedenti e aggravanti
Nel passato dell’indagato c’è già una condanna definitiva per maltrattamenti nei confronti della stessa donna. Il reato contestato, in questa occasione, sarebbe aggravato dall’aver agito contro una persona con cui aveva avuto una relazione sentimentale e dall’uso di strumenti informatici e telematici. La psicologa incaricata avrebbe rilevato un forte turbamento emotivo nella parte offesa, compatibile con un grave stato d’ansia e paura.
Il rischio di escalation
Il gip, valutando gli atti e la denuncia, ha ritenuto sussistente sia il pericolo di inquinamento delle prove, sia soprattutto il rischio di un’escalation con ulteriori episodi. Per questo ha disposto la detenzione in carcere, evidenziando come, nonostante la condanna già subita, l’uomo avrebbe continuato a minacciare e perseguitare l’ex moglie.











