Una serata tesa, carica di domande, sospetti, delusioni e prese di posizione radicali. È quella che ha vissuto l’europarlamentare del Partito Democratico Antonio Decaro durante l’assemblea convocata all’istituto dei missionari Comboniani di Bari, dove ha incontrato attivisti, compagni di un tempo, rappresentanti dei movimenti per la pace e cittadini delusi. Sul tavolo, il controverso voto favorevole dell’ex sindaco alla proposta di difesa comune europea, interpretato da molti come un sostegno al riarmo. Un’accusa che Decaro respinge con forza, ma che non riesce a dissipare del tutto in una platea ostile.
A raccontare l’atmosfera dell’incontro è Repubblica Bari, che descrive Sabino De Razza, storico leader della sinistra barese e militante di Rifondazione, come un “molosso bonario ma ferocemente determinato” all’ingresso della sala. La frase – ironica ma non troppo – “Lo tortureremo a dovere”, dà subito il tono di un confronto che si preannuncia incandescente.
La difesa di Decaro: “Nessun voto per il riarmo, anzi ho votato contro”
“Non ho mai votato per il riarmo dell’Europa o degli Stati membri”, ha detto più volte Decaro, cercando di chiarire i contenuti tecnici del provvedimento e le motivazioni delle sue scelte. Ha spiegato di aver votato contro l’emendamento in cui compariva lo slogan “Welcome Rearm EU”, di essersi opposto all’uso dei fondi di coesione per le spese militari e di aver rifiutato l’autorizzazione all’utilizzo delle armi ucraine in territorio russo, nonostante il suo stesso partito si fosse espresso a favore.
Ha provato a spostare l’attenzione sul senso politico del suo sì alla difesa comune: “È una delle idee di Altiero Spinelli. L’Europa ha bisogno di una politica estera e di difesa unitaria. Gli Stati Uniti ci hanno protetto per decenni, ora non è più così”. Una scelta che però – come lui stesso ammette – non coincide con la linea ufficiale del Pd, la cui segretaria Elly Schlein aveva indicato l’astensione.
Contestazioni e accuse: “La sinistra ci ha lasciati soli”
Prima dell’intervento di Decaro, Vito Micunco, coordinatore dei comitati pugliesi della pace, ha dato voce alla disillusione: “Ci eravamo illusi di poter costruire un movimento unitario. Ma il Pd ha chiuso ogni porta. Anche il 19 luglio a Brindisi non c’è stata alcuna collaborazione”. La delusione si mescola al sospetto di una resa strategica: “Temiamo che stasera si ammettano errori solo a parole, ma senza cambiare la linea politica”.
Andrea Catone, direttore di Marx XXI, ha parlato di un “impianto ideologico pericoloso”, denunciando come le risoluzioni votate dal Parlamento europeo siano, di fatto, “una dichiarazione di guerra alla Russia”. Toni duri anche da Tony De Mario del collettivo Giusta causa, che ha definito “un capolavoro dell’assurdo” l’uso di fondi destinati al Sud per sostenere l’industria bellica: “Senza quei fondi i nostri territori collassano”.
Il disagio personale e il richiamo alla coscienza
Decaro non si sottrae e sceglie di non difendersi con la diplomazia, ma con il sentimento. “Non sono venuto per convincere nessuno, non sono candidato a nulla. Ma sentivo il bisogno di spiegare”, ha detto in apertura. Poi ha confidato il proprio disagio: “Mi sono ritrovato a essere definito un guerrafondaio. Qualcuno mi ha scritto: prendi il fucile e portaci tua figlia”.
Sul tema dei bombardamenti in Russia, ha rivendicato la scelta di coscienza: “Mi sono chiesto: che responsabilità avrei se in uno di quegli attacchi morisse un bambino russo? La stessa domanda me la pongo ogni giorno per i bambini ucraini”.
L’ex sindaco di Bari ha provato a camminare in equilibrio su un crinale difficile: non tradire il sentimento pacifista che lo ha accompagnato negli anni, ma neppure rinnegare il voto su un provvedimento che considera “fondamentale per l’unità politica dell’Europa”.
Resterà da capire se questa posizione sarà sufficiente a ricucire il rapporto con quella parte della sinistra sociale e di base che, almeno per ora, non lo considera più un suo interlocutore credibile.











