Il Partito Democratico pugliese si prepara a presentare il suo programma per le prossime elezioni regionali, forte dell’intesa siglata con Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle, ma senza poter ufficializzare la candidatura più attesa, quella di Antonio Decaro. Il nome dell’ex presidente Anci, da mesi in cima ai desideri del centrosinistra per la successione a Michele Emiliano, resterà ancora fuori dalla scena pubblica, prigioniero di troppi nodi irrisolti e di una trattativa interna tutta da ricomporre.
Come riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, Domenico De Santis, segretario regionale del Pd, giovedì potrà parlare di sanità, welfare e proposte per il futuro della Puglia, ma non potrà pronunciare le sei lettere del cognome che tutti attendono. Non c’è ancora alcun via libera ufficiale né da Bari né da Roma, e la prudenza della segreteria nazionale guidata da Elly Schlein lascia margini aperti, senza però offrire soluzioni concrete.
Liste, veti e candidabilità: il campo minato dem
I dem entrano così in una settimana delicata, attraversando un vero e proprio campo minato. Restano irrisolti diversi dossier caldi: la querelle sull’Ilva, le liste per i consiglieri regionali – tra cui si ipotizzano ritorni eccellenti come quello di Michele Emiliano tra i dem e Nichi Vendola con la sinistra – e il nodo giuridico legato alla candidabilità dei sindaci in carica, congelati dalla cosiddetta “legge Scalera”, che impone le dimissioni 180 giorni prima del voto.
Una norma che blocca nomi pesanti come Toni Matarrelli (Mesagne), Giovanna Bruno (Andria), Amedeo Bottaro(Trani) e Fiorenza Pascazio (Bitetto), possibili sostenitori della “filiera Decaro” in consiglio regionale. L’unico a essere già in corsa è Stefano Minerva, sindaco di Gallipoli, pronto alla sfida con l’uscente presidente del consiglio regionale Loredana Capone.
Le mosse del centrodestra e l’attesa per la Consulta
Una possibile chiave di sblocco potrebbe arrivare proprio da un’intesa bipartisan per modificare la legge, visto che anche Fratelli d’Italia punta a candidare Nicola Gatta (Candela) e guarda a profili civici come Pippi Mellone (Nardò). In alternativa, si attende il pronunciamento della Corte costituzionale, che potrebbe bocciare la norma “blocca-sindaci” per incostituzionalità, aprendo nuovi scenari.
Ferraro all’Arif e liste civiche pronte
Intanto, la macchina organizzativa decariana non si è fermata. Come ricostruito da La Gazzetta del Mezzogiorno, lo staff dell’eurodeputato ha già completato buona parte del lavoro su due liste: una composta da amministratori locali, l’altra da esponenti della società civile, pronta a restare in dote alla coalizione anche in caso di rinuncia alla corsa dell’ex sindaco di Bari.
Ma le tensioni con Emiliano non sono affatto risolte. La recente nomina di Francesco Ferraro alla guida dell’Arif, fortemente sostenuta dall’assessore Donato Pentassuglia, vicino a Decaro, ha provocato nuovi malumori, in assenza di un cronoprogramma condiviso sul fine mandato.
L’intervento a Manfredonia e il messaggio europeo
Proprio ieri sera, da Manfredonia, Decaro è tornato a parlare in pubblico, al fianco di Stefano Bonaccini, nel corso della festa dell’Unità. Un passaggio significativo, in cui ha ribadito che “anche dall’Unione europea si difendono i diritti del Sud e dei pugliesi”, frase che – secondo gli osservatori – mantiene aperta ogni possibile opzione politica.
Verso il bivio: campo fiorito o frattura interna
Il Pd si muove dunque tra due scenari: da un lato la ricomposizione interna e la conferma del candidato naturale, dall’altro la costruzione di piani B in caso di rottura definitiva. Le prossime ore saranno decisive per capire se il centrosinistra pugliese sarà in grado di uscire dall’impasse o se la frammentazione renderà più fragile la sfida elettorale, in una regione dove dal 2004 i dem hanno sempre saputo trovare la quadra e vincere.
















