Una fucilata contro l’auto del capitano, un ordigno piazzato vicino alla macchina del vicepresidente, tre roghi notturni contro dirigenti del club. E dietro tutto questo, secondo l’accusa, una strategia della tensione per costringere Nicola Canonico, patron del Foggia Calcio 1920, a lasciare la guida della società. Ora le indagini sono concluse, e si va verso la richiesta di processo per Marco Lombardi, 49 anni, Massimiliano Russo, 50 anni, Fabio Delli Carri, 48 anni e Danilo Mustaccioli, 48 anni, tutti foggiani, tutti arrestati lo scorso 19 maggio.
A firmare l’avviso di conclusione indagini sono stati i pm Bruna Manganelli, della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, e Enrico Infante della Procura di Foggia. I quattro sono accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso e finalizzata a ottenere la cessione della società rossonera. Le accuse comprendono anche porto e detenzione illegale di armi ed esplosivi, danneggiamenti, e numerosi atti intimidatori. Lombardi avrebbe portato avanti per mesi una vera e propria campagna mediatica contro Canonico attraverso numerosi video postati sui social.
Una campagna intimidatoria per piegare Canonico
Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’obiettivo era “costringere Canonico a dimettersi e a cedere la società” sfruttando un clima di terrore, fatto di attentati e minacce riconducibili, almeno in parte, alla batteria mafiosa Sinesi-Francavilla. Il promotore principale sarebbe stato Marco Lombardi, ritenuto vicino a esponenti di vertice del clan, una sorta di autista dei boss, mosso da rancore personale dopo il mancato impiego nel club come magazziniere e il licenziamento della compagna. Piuttosto noto agli inquirenti anche Delli Carri, già comparso in altre vicende di cronaca nera in passato, e vicino agli ambienti dell’estrema destra foggiana.
Lombardi avrebbe orchestrato una duplice pressione: da un lato la violenza, dall’altro la comunicazione pubblica, con post e video social molto aggressivi contro la gestione Canonico. Ma a colpire sono gli episodi materiali di intimidazione: il 18 giugno 2023 la fucilata all’auto del calciatore Davide Di Pasquale, parcheggiata allo Zaccheria mentre la squadra era a Lecco per lo spareggio di Serie B. Il 9 gennaio 2024 l’attentato con un chilo di esplosivo a Modugno, accanto all’auto del figlio Emanuele Canonico, vicepresidente del Foggia e dirigente della società di famiglia. Poi i tre roghi, tra il 14 e il 16 marzo 2024, che hanno colpito le auto del capo ultras Antonello D’Ascanio, del segretario generale Giuseppe Severo, e del direttore generale Vincenzo Milillo.
L’obiettivo: ottenere potere, favori e controllo
Il movente ipotizzato dai pm è duplice: un incarico lavorativo personale per Lombardi, ma anche una posizione di forza tale da ottenere favori nella gestione delle sponsorizzazioni e degli accrediti allo stadio, sfruttando – secondo l’accusa – legami con la criminalità organizzata. La finalità mafiosa, ribadiscono gli inquirenti, si rintraccerebbe proprio nel tentativo di acquisire potere all’interno della società sportiva a vantaggio del clan.
Nel fascicolo d’indagine, oltre alle denunce di Canonico, figurano intercettazioni, testimonianze e dichiarazioni di pentiti. Alcuni collaboratori di giustizia, pur non riferendosi direttamente al ricatto, avrebbero confermato la contiguità di Lombardi con la batteria Sinesi-Francavilla, guidata da Roberto Sinesi detto “Lo zio” e dal genero Antonello Francavilla. Collaboratori di giustizia altri due ormai ex membri di vertice del gruppo criminale, Ciro e Giuseppe Francavilla detti “Capelloni”, cugini di Antonello.
La difesa respinge ogni accusa: “Nessuna mafia, solo tensioni personali”
Tutti gli indagati si dichiarano innocenti. I loro legali sostengono che non vi siano gravi indizi e che non sussista l’aggravante della mafiosità. Per Lombardi, in particolare, si parlerebbe al massimo di una “tentata violenza privata legata a una vicenda personale”, senza alcun disegno criminale più ampio.
Già a giugno il Tribunale della Libertà, in riferimento alla fucilata contro l’auto del capitano, aveva parzialmente accolto il ricorso dei difensori di Delli Carri e Mustaccioli, annullando per quell’episodio la misura cautelare. Ora la parola passa alla procura per valutare il rinvio a giudizio.











