Ombre si addensano sull’amministrazione comunale di Foggia, finita al centro delle polemiche dopo l’assegnazione diretta di un appalto da 165mila euro IVA inclusa per arredi urbani – panchine, fioriere e cestini – a una cooperativa riconducibile a Maria Aprile, sorella gemella della vicesindaca e assessora all’Ambiente Lucia Aprile.
A parlarne sono stati i consiglieri comunali di opposizione Nunzio Angiola e Antonio De Sabato, che in due comunicati separati hanno duramente criticato il metodo e la trasparenza dell’operazione, definita “politicamente inaccettabile”, anche alla luce del recente precedente dell’affidamento natalizio a un’altra cooperativa legata a un parente dell’assessora.
“Due casi, stessa famiglia, stesso metodo”, ha denunciato Angiola, segretario provinciale del movimento Cambia. “Non siamo più davanti a episodi isolati, ma a un sistema che ripropone le peggiori pratiche della politica familistica”, afferma il consigliere, che punta il dito contro “una gestione che puzza di familismo, cerchie chiuse, opacità”. “Il Comune di Foggia non è una proprietà privata”, ha tuonato, “e non può essere gestito come una questione di famiglia”.
Secondo quanto riportato, la cooperativa “Servitalia”, destinataria dell’appalto da oltre 136mila euro (più IVA), risulterebbe costituita appena tre mesi fa, senza curriculum nel settore specifico dell’arredo urbano, e avrebbe presentato l’offerta 5 minuti prima della scadenza prevista, a fronte di una finestra temporale di appena tre giorni. Particolare che non è sfuggito a chi, come Angiola, ha voluto sottolineare anche la data sospetta della certificazione antimafia, ottenuta a marzo, poco dopo la nascita della società.
Il caso si inserisce in un contesto delicato per l’amministrazione Episcopo, accusata di aver mostrato per due anni totale inerzia sul tema del decoro urbano, salvo poi sbloccarsi – è l’accusa dell’opposizione – proprio con un appalto finito a un familiare diretto di una componente della giunta.
De Sabato ha insistito sugli aspetti etici e di opportunità politica: “Non si tratta solo di legittimità formale. È in gioco il principio di imparzialità dell’azione amministrativa, e l’immagine di un’amministrazione che si è presentata come baluardo della legalità e della trasparenza”. Il consigliere ha quindi invocato la massima chiarezza sul percorso procedurale, chiedendo accesso agli atti, verifiche sui requisiti dichiarati dalla cooperativa e una riflessione interna alla giunta, affinché “episodi di questo tipo non si ripetano”.
“Non possiamo continuare a invocare il cambiamento se nei fatti si riproducono logiche che i cittadini hanno già condannato”, ha affermato De Sabato, ricordando che l’etica pubblica va praticata, non solo proclamata.
Da parte sua, l’assessora Lucia Aprile ha replicato spiegando di non aver avuto alcun ruolo nella procedura e di aver appreso dell’affidamento solo a posteriori, avviando gli accertamenti del caso. Una versione che però, per l’opposizione, non basta.










