Il Tribunale di Bari – II Sezione Penale ha emesso nella giornata di oggi, 17 luglio 2025, il dispositivo di sentenza relativo al troncone del processo con rito ordinario scaturito dalla maxi-inchiesta antimafia sulle scommesse illegali, che nel 2018 aveva travolto figure di spicco della criminalità organizzata barese, tra cui la famiglia Martiradonna e alcuni imprenditori ritenuti contigui a sistemi di riciclaggio internazionale.
Il collegio ha condannato Andrea Gaiti e Gianpaolo Mapelli a due anni e sei mesi di reclusione ciascuno, oltre all’interdizione dai pubblici uffici e da incarichi direttivi, nonché alla confisca per equivalente fino alla somma di 954.789 euro. Entrambi sono stati ritenuti colpevoli del reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, previsto dal D.Lgs 74/2000. Assolti invece Fabrizio Gerolla e il foggiano Alessandro Di Bello, perché “il fatto non sussiste”.
“Di Bello è un ragazzo onesto, un imprenditore brillante”
L’avvocato Pierpaolo Fischetti, difensore di Alessandro Di Bello, ha voluto commentare l’esito del processo, definendolo “un momento di verità e di ristoro morale dopo anni di fango e sofferenza”: “Alessandro Di Bello è una persona perbene. In tutti questi anni, in silenzio, abbiamo subito l’onta di chi ha voluto rimestare in vicende che hanno fatto tremare i polsi. Oggi viene ristabilita la verità. È un imprenditore geniale, totalmente estraneo a questi scenari”, ha dichiarato il legale.
Fischetti ha voluto anche esprimere orgoglio per il lavoro svolto insieme all’avvocato Luigi Leo, “per me un maestro del diritto”, suo collega di difesa: “Un processo durato sette anni, con capovolgimenti e momenti durissimi. Ma ci siamo misurati con magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di altissimo livello. Il mio assistito fu anche travolto da un’onda mediatica poi conclusasi con la condanna per alcuni giornalisti“.
Il contesto: da clan mafiosi alla “mafia del punto com”
Il processo si inserisce nella più ampia indagine condotta nel 2018 dalla DDA di Bari, che ha svelato il salto di qualità dei clan Parisi, Capriati e soprattutto dei Martiradonna, storicamente radicati a Bari, protagonisti di un’evoluzione criminale che li ha portati dal controllo del territorio alle sofisticate operazioni di riciclaggio attraverso il mondo delle scommesse online.
Secondo gli inquirenti, era stato costruito un sistema capillare e transnazionale, con base tra Bari e paradisi fiscali come Malta, Curacao e le Seychelles, in grado di muovere oltre un miliardo di euro tramite circuiti di scommesse illegali gestiti online, in un contesto in cui “non si premevano più grilletti, ma si cliccava su tastiere e smartphone”.
Tra i nomi più noti figuravano quello di Vito Martiradonna, alias “Vitin l’Enèl”, storico “cassiere” del clan Capriati, e Tommy Parisi, cantante neomelodico già coinvolto in procedimenti analoghi e figlio del boss Savinuccio. Nel 2019 Martiradonna patteggiò la pena a due anni di reclusione, i figli rispettivamente a tre anni e a due anni e 8 mesi. Un altro figlio di Martiradonna venne condannato con il rito abbreviato alla pena di tre anni e 8 mesi di reclusione. Tommy Parisi, accusato di trasferimento fraudolento di valori con l’aggravante mafiosa, patteggiò la pena a un anno e dieci mesi di reclusione (pena sospesa). Nel dispositivo il giudice Marco Guida, presidente del collegio, ha fissato in 90 giorni il termine per il deposito delle motivazioni.










