Con sentenza n. 2304 del 27 maggio 2024, la cui motivazione è contestuale, il giudice della Seconda Sezione Penale del Tribunale di Foggia ha condannato il direttore de l’Attacco Piero Paciello (6 mesi) e l’articolista Lucia Piemontese (4 mesi): il primo per omesso controllo e la seconda per i reati di diffamazione a mezzo stampa aggravata.
La storia prende le mosse da un articolo pubblicato dagli imputati il 23 novembre 2021 sulle elezioni comunali dell’epoca a Manfredonia. Nel parlare della relazione di scioglimento per infiltrazioni mafiose a Palazzo di città, il giornale citò l’imprenditore Alessandro di Bello, così descritto: “…arrestato vicino alla ‘ndrangheta calabrese“.
“Un leitmotiv ricorrente da parte della redattrice di quel articolo, che non ha mai mancato di ripetere ossessivamente tali assunti”, il commento dell’avvocato Pierpaolo Fischetti, legale dell’imprenditore.
La difesa del giornale, con l’esame in tribunale dell’imputato Paciello, ha fatto sempre riferimento alla relazione della Prefettura di Foggia dove a suo dire si possono trovare i riscontri in ordine a quanto divulgato. Di diverso avviso il Tribunale di Foggia. “Un primo passo verso la verità è stato fatto contro chi mistifica i documenti e distorce in maniera seriale storie e uomini, soprattutto, della nostra provincia – dichiara Fischetti – . Nel caso di specie l’attiguità dell’imprenditore Alessandro Di Bello alla ‘ndrangheta è risultata notizia infondata. Peraltro il mio assistito, persona incensurata, è sottoposta ad un procedimento, in primo grado, che è ancora in fase di giudizio dove l’accusa ipotizzata – e sottolineo quest’ultimo termine – a suo carico non risulta avere alcuna connessione con consorterie criminali e ancor meno con quelle calabresi. Non solo: scrive il giudice: ‘La notizia, così come riportata nell’articolo, non appare corretta nella sua esposizione nemmeno dopo aver letto la relazione prefettizia, fonte della stessa secondo il Paciello‘. Infine, considerate le risultanze del casellario giudiziale di entrambi gli imputati è stato concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena alla sola Piemontese – conclude l’avvocato – e non invece al Paciello ‘…atteso che lo stesso risulta averne già beneficiato in occasione di precedenti esperienze giudiziarie'”.












