Un patto per il controllo assoluto della droga a Foggia, con la spartizione dei profitti, l’imposizione ai pusher di acquistare solo dai clan, e un giro d’affari da 200mila euro al mese per circa 10 chili di cocaina e 50mila dosi mensili. È quanto emerge dal racconto di Matteo Pettinicchio, 40 anni, garganico di Monte Sant’Angelo, ex uomo di fiducia del boss Enzo “U’ Criatur” Miucci al vertice del clan Li Bergolis-Miucci-Lombardone, oggi collaboratore di giustizia.
Le sue dichiarazioni svelano i retroscena della “pax mafiosa” tra le due principali batterie foggiane: Moretti-Lanza e Sinesi-Francavilla. Un’intesa tra nemici storici, uniti da un unico scopo: fare affari con la droga.
“Si dividevano tutto, anche i soldi dei clan rivali”
“Ciro Francavilla, mio amico, mi raccontò che Leonardo Lanza, figlio di Vito ‘U’ lepre’, portava ogni mese 10mila euro a lui e 10mila al fratello Giuseppe Francavilla“, ha raccontato Pettinicchio, “in quel periodo si spartivano i soldi e facevano le cose insieme”.
Un equilibrio criminale che avrebbe tenuto fino all’attentato contro Roberto Sinesi detto “Lo zio”, il 6 settembre 2016, che segnò la rottura dell’alleanza e la ripresa della faida interna alla Società. “La pax mafiosa si ruppe con quel tentato omicidio”, ha dichiarato il pentito.
I protagonisti della droga
Pettinicchio ha delineato anche le figure chiave dei traffici: Rodolfo Bruno, ucciso in un agguato il 15 novembre 2018, era a suo dire il “cassiere” del clan Moretti e gestiva in prima persona gli approvvigionamenti. “Mi chiese dell’hashish nel 2015, venne a cercarmi in Tribunale a Foggia durante una mia udienza”, ha detto Pettinicchio. “Poi la morte di Bruno fu una batosta per i Moretti, perché era lui il più esperto nei traffici di stupefacenti”.
Sul fronte Sinesi-Francavilla, clan storicamente vicino ai Li Bergolis, il riferimento per la cocaina era Alessandro “Schiattamurt” Aprile, condannato a 20 anni nel processo “Game Over” in abbreviato. Con lui Antonio Salvatore, detto “Lascia Lascia”, e Francesco Pesante, detto “U’ Sgarr”, già condannati a 20 anni sempre nell’abbreviato. “Li conobbi a casa di Salvatore, mi dissero loro che avevano rapporti con Rodolfo Bruno”, ha precisato il collaboratore.
Il progetto di eliminare “Lascia Lascia”
Nelle sue dichiarazioni, Pettinicchio rivela anche un piano di morte, un progetto di lupara bianca, proprio contro Antonio Salvatore. “Nel 2016, mentre ero in carcere, sentii Rodolfo Bruno parlare del progetto di uccidere Salvatore, voleva prenderlo mentre andava in comunità”, ha dichiarato. Un’operazione che Bruno discusse con Mario Luciano Romito, boss della mafia manfredoniana, ucciso nella strage del 9 agosto 2017 a San Marco in Lamis. “L’obiettivo era prenderlo vivo e farlo sparire”.
Tre pentiti in aula nel processo “Game Over”
Le dichiarazioni di Pettinicchio saranno messe agli atti nella tranche foggiana del processo “Game Over”, che vede 19 imputati, tra cui il boss dei boss Rocco Moretti detto “Il porco”, accusati a vario titolo di traffico di cocaina aggravato dal metodo mafioso. Il tribunale ha ammesso l’interrogatorio in aula anche dei pentiti Marco Raduano detto “Pallone” e Gianluigi Troiano alias “Il minorenne”, entrambi viestani. Parleranno di rapporti tra mafia foggiana e mafia garganica, omicidi, traffici e alleanze.
La difesa ha invece chiesto di sentire Enzo Miucci e Pietro La Torre detto “U’ Muntaner”, appartenente al clan Lombardi-Scirpoli, rivale dei montanari Li Bergolis, per confutare le versioni fornite dai pentiti. Il tribunale si è riservato la decisione.










