Che ci facevano due volti noti alle cronache giudiziarie, Leonardo Russo e Erjon Rameta, a bordo di uno scooterone con caschi integrali, scaldacollo e guanti, armati di pistola, alle sette del mattino nel cuore di Foggia? È la domanda che si pongono in queste ore gli investigatori e la Procura della Repubblica, dopo l’arresto in flagranza dei due uomini, entrambi con un passato da bombaroli e ritenuti vicini ai clan della “Società”, la mafia foggiana.
Il fatto è avvenuto due giorni fa. Gli agenti della volante, impegnati in un servizio di controllo in via Guido Dorso, hanno intercettato un Yamaha T-Max con a bordo due individui con visiera oscurata. All’alt della polizia, i due non si sono fermati ma hanno parcheggiato lo scooter e sono fuggiti in un edificio di via La Piccirella. Lì è scattato l’inseguimento, con l’intervento di squadra mobile e carabinieri.
La fuga e l’arresto
Indossando ancora i caschi, i due si sono diretti ai piani superiori. Durante la fuga uno di loro – non è ancora chiaro chi – ha gettato a terra una pistola Beretta calibro 7.65 con matricola abrasa e 5 colpi nel caricatore, da poco oliata, segno che era pronta all’uso. Poco dopo, entrambi sono stati fermati e arrestati. Sequestrati anche i caschi, i guanti da lavoro, lo scooterone e le chiavi del mezzo, lanciate da una finestra nel tentativo di far perdere le tracce.
Nel palazzo, secondo quanto riportato nel verbale d’arresto, era presente solo un altro uomo, foggiano di mezza età, anche lui ritenuto vicino alla “Società”, già rimasto ferito in un agguato durante la guerra di mafia del 2015-2016 tra i clan Moretti-Pellegrino-Lanza e i rivali Sinesi-Francavilla.
Le accuse e la richiesta di carcere
Russo e Rameta sono attualmente ai domiciliari in attesa della convalida dell’arresto da parte del giudice che ha già ascoltato gli indagati, i quali si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Il pubblico ministero ha chiesto la custodia cautelare in carcere. L’avvocato di Russo ha chiesto la conferma dei domiciliari, mentre il legale di Rameta ha chiesto la non convalida dell’arresto, sostenendo che non ci sono elementi certi per attribuire a uno dei due il possesso materiale dell’arma.
Chi sono i due fermati
Erjon Rameta, 37 anni, albanese residente a Foggia, ha già scontato sei anni di carcere per due attentati dinamitardi compiuti tra il 2019 e il 2020: il primo, il 12 novembre 2019, contro il pub “Poseidon” nel centro storico; il secondo, il 16 gennaio 2020, davanti al centro diurno per anziani “Il sorriso di Stefano”. In entrambi i casi fu contestata l’aggravante mafiosa. Rameta venne identificato anche grazie a un tatuaggio sulla mano.
Leonardo Russo, invece, non ha ancora 20 anni, ma il suo nome è già legato a episodi di violenza urbana. Venne arrestato nel 2022 da minorenne, insieme al padre, per aver piazzato un ordigno sempre davanti al Poseidon, lo stesso locale colpito da Rameta anni prima. Anche in quella inchiesta furono determinanti i filmati delle telecamere e fu contestata l’aggravante del metodo mafioso.
Il sospetto: una nuova escalation?
Il tempismo, la dinamica e i soggetti coinvolti spingono la procura e le forze dell’ordine a non escludere un nuovo scenario di escalation criminale in città. Un allarme che si riaccende ciclicamente, e che questa volta ruota attorno a due figure già note per aver gestito ordigni esplosivi nel cuore della città, per conto – secondo gli inquirenti – degli ambienti mafiosi locali. Un interrogativo inquietante resta aperto: quale era l’obiettivo di quella pistola all’alba? E a chi erano diretti i prossimi colpi? Le indagini sono appena iniziate.










