Cent’anni e quaranta di storia, sacrifici, battaglie politiche e speranze condivise. La ferrovia Foggia-Manfredonia compie 140 anni e, in occasione di questo anniversario, si moltiplicano gli appelli a rilanciare una delle tratte più antiche e strategiche del Mezzogiorno, oggi sottoutilizzata ma con potenzialità enormi per il futuro del territorio.
Due gli eventi celebrativi promossi per l’occasione: il primo si terrà venerdì 11 luglio alle 18:30 presso l’Auditorium dei Celestini in Corso Manfredi, 22 a Manfredonia; il secondo, sabato 12 luglio alle 10:30, nella Sala Rosa del Palazzetto dell’Arte in via Galliani, 1 a Foggia. A organizzare i due momenti pubblici è un gruppo di promotori che intende non solo ricordare le origini della ferrovia, ma soprattutto rilanciare un dibattito sulle sue potenzialità future, tra mobilità sostenibile, intermodalità e valorizzazione turistica del Gargano.
Le origini: un sogno nato prima dell’Unità d’Italia
La linea ferroviaria venne realizzata tra il 1879 e il 1885 grazie alla determinazione dei Comuni di Foggia (che contribuì per il 51%), Manfredonia (34%) e Monte Sant’Angelo (15%), con il supporto fondamentale di un lascito del benefattore foggiano Figliolia, che nel 1877 lasciò in eredità ben centomila lire annue per la sua realizzazione. “Un’opera nata dal basso – ricorda il consigliere comunale foggiano Pasquale Cataneo – frutto dell’impegno delle classi dirigenti e dei cittadini, anche dei più poveri, che videro nella ferrovia un’opportunità per il futuro”.
Ma la storia inizia ben prima: già nel 1846, sotto il governo borbonico, il mancato inserimento di un tronco ferroviario tra Foggia e Manfredonia nel tracciato tra Napoli e Brindisi provocò la reazione del Decurionato sipontino. Dopo l’Unità d’Italia, le amministrazioni locali si organizzarono in un consorzio per dare vita al progetto, come testimonia il verbale del consiglio comunale di Manfredonia del 27 ottobre 1869, che cita l’invio di una delegazione a Torino per sollecitare la realizzazione dell’opera.
Il presente: linea aperta solo due mesi all’anno
Oggi, quella che fu una conquista epocale per il territorio appare ridotta a una linea fortemente sottoutilizzata, aperta al servizio passeggeri solo per due mesi l’anno. È inserita nella rete complementare di RFI spa e gestita dalla Direzione Operativa Infrastrutture Territoriale di Bari, mentre la programmazione dei servizi e degli investimenti è in capo alla Regione Puglia.
Per Cataneo, il disinteresse istituzionale attuale contrasta con lo spirito originario del progetto: “Non rispettare gli impegni europei e nazionali, come quelli previsti dal PNRR, è un affronto ai sacrifici delle comunità che la costruirono e al lascito di Figliolia. In altre zone d’Italia – come tra Aosta e Ivrea – si procede spediti con progetti di elettrificazione e intermodalità. Qui, invece, siamo fermi”.
Il futuro: rilancio tra logistica, turismo e sostenibilità
Gli incontri dell’11 e 12 luglio, già anticipati da un confronto lo scorso 4 giugno, coinvolgeranno i sindaci di Foggia e Manfredonia, rappresentanti istituzionali, parti sociali, associazioni e relatori esperti, con l’obiettivo di proporre azioni concrete per il rilancio della linea, sia in chiave passeggeri che merci.
La Foggia-Manfredonia, infatti, secondo Cataneo, può diventare un’infrastruttura strategica per lo sviluppo territoriale, migliorando la sicurezza e la sostenibilità ambientale nei trasporti, potenziando la logistica cargo e valorizzando l’offerta turistica. Il collegamento ferroviario potrebbe servire da accesso privilegiato verso il Gargano sud, con ricadute positive anche per Monte Sant’Angelo, Mattinata e Vieste, che già oggi registrano oltre 2,8 milioni di presenze turistiche.
“In un’area dove insiste l’hub di Foggia – crocevia tra due Corridoi multimodali europei – la ferrovia può tornare protagonista grazie all’interconnessione con la rete AV/AC, con quella regionale e locale, e con infrastrutture come l’aeroporto e la piattaforma logistica di Foggia-Incoronata”, conclude Cataneo.
Un anniversario, quello dei 140 anni, che non vuole essere solo celebrazione del passato, ma una chiamata alla responsabilità per costruire un futuro più connesso, accessibile e sostenibile per tutto il territorio.










