È ricoverato in ospedale Abdul Arain, volontario della Confraternita di Misericordia di Orta Nova, rimasto ferito in un grave incidente stradale lungo l’autostrada A2, in provincia di Vibo Valentia, mentre era in servizio su un’ambulanza impegnata in un trasporto sanitario. Un impatto violento, che ha provocato il ribaltamento del mezzo e il ferimento di cinque persone, tra cui il paziente trasportato, la moglie e tre operatori. Tra loro, Abdul: rifugiato politico, soccorritore da anni, conosciuto e stimato nella comunità.
Un cittadino esemplare, senza cittadinanza
È proprio la sua storia — quella di un uomo che, pur non ancora riconosciuto ufficialmente cittadino italiano, dedica la sua vita al prossimo — a generare oggi una mobilitazione pubblica. A partire dalla nota diffusa dall’associazione “Giovanni Panunzio – Eguaglianza Legalità Diritti”, che ha espresso solidarietà alla Misericordia e ai volontari, rivolgendo parole forti e affettuose per Abdul: “Uomo di straordinario coraggio e dedizione, rifugiato politico, fratello e cittadino nei fatti, che ha servito la comunità con umiltà e passione”.
“È profondamente ingiusto – si legge ancora nel comunicato – che oggi, mentre lotta in un letto d’ospedale per le ferite riportate nell’esercizio di un atto di puro altruismo, non abbia ancora visto riconosciuto formalmente il suo diritto alla cittadinanza italiana”. L’associazione richiama l’appello già lanciato dalla Misericordia stessa: “Abdul è italiano. Lo è nei gesti, nel cuore e nei valori. Ora deve esserlo anche per lo Stato”.
Angiola: “Non possiamo più ignorare questa mancanza”
Sulla stessa linea l’intervento del consigliere comunale foggiano Nunzio Angiola, che rilancia l’appello con parole altrettanto nette: “Una ferita che grida forte. Una mancanza che non si può più ignorare”. Angiola descrive Abdul come “cittadino esemplare” che “serve con discrezione e dedizione la comunità che lo ha accolto”, sottolineando come non basti più parlare di spirito di servizio o altruismo, ma sia arrivato il momento di un riconoscimento istituzionale.
“Non per concedere qualcosa – precisa Angiola – ma per riconoscere ciò che è già evidente: che Abdul è parte viva di questo Paese. Che rappresenta il volto migliore dell’Italia che aiuta, accoglie, si prende cura”. Parole che trovano eco anche nel sostegno espresso alla Misericordia di Orta Nova, ora rimasta senza ambulanza e costretta a far fronte all’ennesima emergenza, questa volta interna.
Una ferita che interroga le istituzioni
L’incidente, oltre alla perdita dell’unico mezzo di soccorso disponibile, ha aperto uno squarcio più profondo: quello di un’Italia che chiede aiuto a uomini e donne come Abdul, ma a cui fatica a riconoscere un’appartenenza piena, fatta anche di diritti civili e status giuridico.
Ora la palla passa alle istituzioni. Che dovranno decidere se rispondere a quell’appello semplice e forte, nato dal cuore della società civile: “Abdul Arain è italiano. È tempo che anche lo Stato lo dica”.











