“Nessuno può ledere i diritti fondamentali della persona. Men che meno chi riveste un ruolo pubblico”. È un messaggio forte, netto, quello diffuso dall’Associazione Giovanni Panunzio – Eguaglianza Legalità Diritti, che in un comunicato stampa condanna senza esitazioni le parole pronunciate dall’europarlamentare della Lega, Roberto Vannacci durante un comizio tenutosi nei giorni scorsi a San Marco in Lamis.
L’intervento del generale è stato definito “grave, offensivo e pericoloso” dalla storica realtà associativa, da sempre impegnata sul fronte della promozione dei diritti e della giustizia sociale. Al centro della polemica, le dichiarazioni di Vannacci contro la comunità LGBTQIA+, accusata con toni sprezzanti e liquidata come oggetto di “ideologia”.
“Non siamo un problema da tollerare”
Nel documento, l’associazione ribadisce che l’orientamento sessuale e l’identità di genere non sono ideologie, né tantomeno “modi di vivere da tollerare”. “I diritti non sono privilegi – si legge – sono fondamentali. Chi nega questo principio mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche”.
Il Pride, spiegano, non è una festa folcloristica, ma una manifestazione civile, simbolo di “dignità, libertà e diritti umani”. Un’occasione per reagire alla discriminazione con orgoglio, per rispondere all’odio con cultura e inclusione.
“Rispondiamo con la voce di una comunità viva, resistente, fiera”
“Il Pride è la risposta – si legge ancora – a chi predica esclusione, a chi semina odio, a chi insulta. Le parole di Vannacci sono un insulto non solo alla comunità LGBTQIA+, ma anche ai valori democratici dell’Italia e dell’Europa”.
L’associazione foggiana conclude con un invito alla mobilitazione: camminare, visibili, a testa alta, in ogni Pride, per ricordare a tutti che “l’amore, la libertà e l’identità non si discutono: si rispettano”.
Il comunicato si chiude con gli hashtag simbolici della campagna: #Pride2025 #OrgoglioLGBTQIA #ControLOdio #DirittiPerTutti #LoveIsLove. Un messaggio chiaro, che fa eco alle piazze colorate d’Italia e ribadisce che i diritti non si difendono solo per sé, ma per tutti.









