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Home - Prestazioni urgenti nel Foggiano, solo una visita su due nei tempi previsti. Boom dei privati per la prevenzione

Prestazioni urgenti nel Foggiano, solo una visita su due nei tempi previsti. Boom dei privati per la prevenzione

Calo dell’efficienza per risonanze e TAC: nel secondo semestre 2024 il 40% ha superato i limiti temporali stabiliti dal Piano nazionale liste d’attesa

Di Michele Iula
24 Giugno 2025
in Foggia, Inchieste
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Nel secondo semestre del 2024 la sanità pubblica della provincia di Foggia ha mostrato gravi difficoltà nel garantire le prestazioni urgenti entro i tempi previsti. Lo evidenzia il report ufficiale della Regione Puglia, pubblicato sul cruscotto delle liste d’attesa, che analizza le prenotazioni sanitarie classificate con priorità “U” (urgente) per tutte le prestazioni strumentali diagnostiche previste dal Piano Nazionale per il Governo delle Liste d’Attesa (PNGLA).

Radiologia in sofferenza: troppe urgenze fuori soglia

La soglia del 90% di prenotazioni eseguite nei tempi è considerata dalla Regione Puglia come il livello minimo accettabile (indicata in verde nei report). Su 66 tipologie di prestazioni monitorate, ben 26 risultano sotto questa soglia nella provincia di Foggia, molte delle quali fondamentali nella diagnostica per immagini. Tra i casi più critici vi è la TC dell’addome superiore senza e con mezzo di contrasto, con solo il 20% di prestazioni effettuate in tempo (5 richieste, una sola gestita nei tempi), e la TC cranio-encefalo con mezzo di contrasto, ferma al 49%. Ancora peggio per la RM addome inferiore e scavo pelvico, al 39%, e per le elettromiografie: quella per arto superiore scende al 19%, quella per arto inferiore al 20% e quella del capo al 33%.

Dove funziona: ecografie, endoscopie e pochi altri

In controtendenza, ci sono prestazioni che raggiungono e superano la soglia del 90%, a dimostrazione che in alcune aree l’organizzazione è efficace. Spiccano la mammografia monolaterale, la TC dell’addome completo, la RM della colonna in toto e l’ecografia dell’addome superiore, tutte al 100%. Ottime performance anche per l’ecografia ostetrica (93%), l’esame audiometrico tonale (92%) e alcune prestazioni di endoscopia come la rettosigmoidoscopia con endoscopio flessibile (100%) e la fotografia del fundus oculi (100%).

Attese troppo lunghe anche per le urgenze

Il report segnala anche le medie dei giorni d’attesa. In alcuni casi risultano sorprendentemente alte, pur trattandosi di urgenze: ad esempio, l’ecocolordoppler degli arti inferiori ha una media di 24 giorni, come la colonscopia totale, mentre la esofagogastroduodenoscopia arriva a 34 giorni. Tempi che appaiono incompatibili con l’urgenza della prestazione.

Un sistema sotto stress

Il quadro emerso evidenzia un sistema sotto forte pressione, dove solo 28 delle 66 prestazioni (42%) hanno rispettato i tempi di attesa per almeno il 90% dei pazienti. Il restante 58% delle prestazioni è rimasto fuori soglia, in giallo o addirittura in rosso, segnale di un malfunzionamento strutturale. La media delle attese, nella maggior parte dei casi, varia tra i 2 e i 10 giorni. Tuttavia, le punte di oltre tre settimane in alcune prestazioni urgenti rappresentano un serio rischio clinico e organizzativo.

Il ruolo del Policlinico Riuniti nella rete delle urgenze sanitarie

Accanto all’attività dell’Asl di Foggia, il Policlinico “Riuniti” di Foggia svolge un ruolo essenziale nel panorama delle prestazioni diagnostiche urgenti. Nonostante la responsabilità primaria nella gestione del territorio ricada formalmente sull’Asl, il Policlinico si trova spesso a sopperire alle carenze del sistema, garantendo prestazioni anche verso l’esterno. Secondo quanto riferito dagli uffici della struttura, le prestazioni con priorità “U” vengono effettuate entro 72 ore, anche in modalità overbooking, cioè con saturazione oltre la normale capienza delle agende. In diversi casi viene attivata una procedura di recall dei pazienti per anticipare gli esami. È il caso, ad esempio, di un paziente oncologico che aveva prenotato una risonanza magnetica per il 2026 e che, grazie all’intervento diretto della struttura, ha visto anticipato l’appuntamento a luglio 2024.

I limiti del CUP federato e la pressione sui centri foggiani

Diversa è la situazione quando le prenotazioni avvengono attraverso il sistema del CUP federato, che unifica le agende di ospedali pubblici, Asl e privati accreditati. In teoria questo modello dovrebbe permettere una distribuzione più efficiente delle richieste, ma in pratica presenta numerose criticità.

Una delle più significative riguarda la libera scelta del paziente, che spesso rifiuta la prestazione fuori Foggia, preferendo non spostarsi verso sedi come San Severo, Cerignola, Barletta o San Giovanni Rotondo (Casa Sollievo della Sofferenza). Questo comportamento, sebbene legittimo, contribuisce a sovraccaricare i poli cittadini e rende meno fluido lo smaltimento delle liste d’attesa. Va considerato che, nella maggior parte dei casi, queste prestazioni rientrano in una fascia di prevenzione o monitoraggio, quindi con priorità bassa o differibile, ma che finiscono comunque per occupare slot potenzialmente utili a urgenze reali.

I casi complessi dei pazienti oncologici “di ritorno”

Un ulteriore elemento di complessità riguarda quei pazienti residenti in provincia di Foggia ma operati in strutture del Nord Italia. Molti di loro, dopo aver subito un intervento in centri specializzati extra-regione, rientrano sul territorio e necessitano di esami di follow-up a distanza di sei mesi, come previsto dai piani diagnostico-terapeutici (PDT) delle stesse strutture ospedaliere che li hanno trattati. Tuttavia, le date fissate da quei centri sono rigide, lasciando poco margine alla programmazione territoriale.

Questo genera interferenze con le agende locali, in particolare quelle del Policlinico, dove risultano già inseriti pazienti presi in carico fin dall’inizio e seguiti stabilmente. In questi casi, la gestione delle priorità tra pazienti con la stessa urgenza clinica diventa un nodo delicato, aggravato dal fatto che non esiste una regia unica tra strutture regionali e fuori regione.

Il Policlinico si trova così in una posizione di equilibrio instabile: da un lato costretto a rispondere a richieste esterne, dall’altro tenuto a garantire continuità e priorità ai pazienti già inseriti nei propri PDT. Una sfida gestionale che impone una riflessione più ampia sull’organizzazione sanitaria interregionale e sulla reale equità di accesso alle prestazioni urgenti.

I centri diagnostici privati come alternativa in espansione

Accanto alla sanità pubblica, negli ultimi mesi si è registrata una progressiva diffusione di centri diagnostici privati in provincia di Foggia e più in generale in Puglia. Strutture che offrono prestazioni in tempi rapidi, spesso nell’arco di pochi giorni, ma a costi sensibilmente superiori al ticket sanitario: intorno ai 90 euro contro i 37 previsti dal sistema pubblico.

Questa alternativa si sta facendo strada in particolare tra i cittadini che cercano tempi certi per visite o esami di controllo, spesso classificati come “differibili” o “programmabili”, e quindi soggetti a lunghi ritardi se prenotati attraverso il circuito del CUP federato. Il ricorso al privato diventa così una scelta dettata non tanto da disponibilità economica quanto da necessità di prevenzione, specie per fasce di popolazione che vivono con ansia l’attesa di un accertamento.

Va inoltre segnalato che molte di queste prestazioni possono oggi essere coperte da forme di welfare integrativo, grazie a fondi previsti nei contratti di lavoro, sia nel settore privato sia in quello pubblico. L’articolo 82 del CCNL del 16 novembre 2022, ad esempio, include tra i benefici integrativi anche le polizze sanitarie. E la legge n. 207/2024 (legge di bilancio 2025), al comma 124, ha ulteriormente precisato che le risorse destinate dalla PA al finanziamento del welfare integrativo rientrano nel tetto del salario accessorio del 2016, salvo deroghe previste da norme specifiche o dallo stesso contratto collettivo. Il risultato è un sistema misto che si sta consolidando, con un canale parallelo a quello pubblico che consentirebbe di alleggerire – almeno parzialmente – il peso sulle liste d’attesa.

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