Cinque episodi gravi in sei giorni. Cinque ferite aperte nel tessuto sociale di una città che chiede solo di vivere in pace. A Foggia, dove l’escalation di violenza sembra non arrestarsi, il movimento Cambia – Con Angiola ha deciso di rompere il silenzio e lanciare una mobilitazione pubblica e pacifica, fatta di flash mob silenziosi, cartelli e presenze simboliche nei luoghi colpiti dai più recenti fatti di cronaca.
Un crescendo di violenza che scuote la città
I dati parlano da soli. Il 14 giugno l’aggressione a Camilla, studentessa di 21 anni, rapinata e picchiata tra viale Ofanto e via Galanti. Due giorni dopo, il 16 giugno, una 32enne aggredita e rapinata in via della Repubblica, in pieno centro, da un giovane migrante. Il giorno seguente, il 17, la giustizia fai-da-te: un gruppo di ragazzi aggredisce l’uomo accusato della rapina.
Il 18 giugno, un ordigno esplode davanti al negozio “Paradiso Selvaggio”, tra via Bari e via Ciampitti. Infine, il 19 giugno, l’omicidio di Giovanni Mastropasqua, 51 anni, ucciso con un colpo di pistola mentre si trovava in auto, in via Arpaia.
Una sequenza drammatica, che ha scosso la comunità foggiana e spinto il movimento guidato dal consigliere comunale, Nunzio Angiola a promuovere un’iniziativa di protesta civile: “Foggia non può tacere”.
Martedì il primo flash mob: “Foggia non si arrende”
Il primo appuntamento è fissato per martedì 24 giugno, alle 18:30, davanti al negozio colpito dall’attentato dinamitardo. Ma seguiranno altre tappe, tutte nelle vie centrali e nei punti più colpiti, in cui i cittadini siederanno a terra in silenzio, con cartelli e messaggi: “Foggia non si arrende. La città non si gira dall’altra parte. La sicurezza è un diritto di tutti”.
Un gesto semplice ma incisivo, che vuole rimettere al centro il volto umano della città, quello che non accetta la rassegnazione, ma sceglie la mobilitazione civile.
“Serve una risposta dello Stato: presenza fissa dell’Esercito”
Nel comunicato diffuso oggi, il movimento chiede con forza il rafforzamento del presidio dell’Esercito, già presente nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure”, ma ritenuto insufficiente: “Serve una presenza fissa e visibile nel centro abitato e nelle borgate. Non bastano più atti isolati di coraggio. Serve un’azione corale e una risposta concreta dello Stato, qui e ora”.
“Chi rispetta Foggia deve esserci”
“Foggia è stanca. Foggia è ferita. Ma non è rassegnata”, si legge nel messaggio. “Chi rispetta Foggia deve esserci”. Un invito chiaro alle istituzioni, ai cittadini e alla politica: non lasciare sola una città che chiede sicurezza, dignità e presenza.
Il conto alla rovescia per la mobilitazione è già iniziato. E da martedì Foggia proverà, con il silenzio della sua piazza, a far rumore.









