Angelo Totaro sconfitto sonoramente in aula. Il Tribunale di Foggia ha assolto il direttore de l’Immediato, Francesco Pesante, difeso dall’avvocato Pierpaolo Fischetti, nel processo intentato nei suoi confronti dall’ex consigliere comunale di Mattinata per un articolo di stampa del 2018 sulla relazione di scioglimento per mafia del Comune garganico.
Nonostante fosse stata riportato pedissequamente un passaggio del documento che tirava in ballo Totaro, quest’ultimo, rappresentato dal legale Alberto Ciuffreda, presentò querela attivando l’ennesimo processo per diffamazione nei confronti della testata. Oggi, però, è giunta l’assoluzione “perché il fatto non costituisce reato”.
L’ente comunale venne sciolto “all’esito di approfonditi accertamenti” durante i quali “emersero forme di ingerenza della criminalità organizzata” che esposero l’amministrazione “a pressanti condizionamenti, compromettendo il buon andamento e l’imparzialità dell’attività comunale”.
Si parlò anche dell’allora consigliere comunale: “Viene segnalato – scrisse il prefetto di Foggia dell’epoca – che un chiosco bar collocato nell’area verde della villa municipale è gestito da una società titolare di una concessione all’occupazione di suolo pubblico rilasciata nel 1995, il cui amministratore unico è un consigliere comunale (Totaro, ndr) del quale è stata documentata la vicinanza ad un personaggio con pregiudizi penali legato alle consorterie locali”.
La Commissione di indagine accertò, al paragrafo 8 della relazione, che: “Il chiosco nell’area verde della Villa comunale è gestito dalla società Agorà Srl di Totaro Angelo. Lo stesso è stato notato in compagnia di un esponente della criminalità”.
Circa l’esatta identificazione del chiosco bar nell’area verde della villa comunale ne fornì piena prova la stessa parte civile oltre all’allora sindaco, Michele Prencipe.
Menzione a parte merita la testimonianza, richiesta dalla parte civile, del comandante dell’epoca della stazione carabinieri di Mattinata, Bottalico che escluse la vicinanza ai clan da parte di Totaro (circostanza mai messa in discussione da alcuno). Il militare avrebbe redatto “alcune informative” al riguardo.
Una questione naufragata molto presto: il carabiniere non specificò la data in cui avrebbe redatto tali documenti (ovvero, se prima o dopo il 2018, anno dello scioglimento), e soprattutto per quale motivo avrebbe redatto tali attestazioni (se per la procedura di accertamento di infiltrazioni mafiose o perché doveva dar prosieguo alla richiesta per il rilascio di certificazione antimafia affinché le società siano iscritte alla White List).
Il documento in discrimine (datato 2 giugno 2021!) si è rivelato in tutta la sua oggettività un completo autogol per chi lo ha citato in quanto ha sconfessato le parole del testimone: la sua stesura è abbondantemente successiva alla data di scioglimento e quindi il luogotenente non scrisse nulla al riguardo delle dinamiche amministrative di infiltrazione. Inoltre, il documento stesso riportò, nella sua parte finale, che Totaro fece parte di una compagine amministrativa sciolta per mafia aggiungendo le frequentazioni con un noto pregiudicato con precedenti anche per associazione a delinquere.
Insomma, ancora un buco nell’acqua per chi si ostina ad attaccare la libertà di stampa. L’ennesima querela temeraria utile solo ad intasare le aule giudiziarie, già sovraccaricate e al limite del collasso.










