Una donazione speciale fatta dall’associazione “I colori dell’Autismo” alla Smile Room dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli è stata l’occasione per presentare ufficialmente questa stanza di degenza a misura di bambino, operativa nel rinnovato Centro per lo Studio e la Cura dell’Epilessia dell’Istituto di Pozzilli.
Presenti all’incontro con i rappresentanti dell’associazione, il direttore sanitario del Neuromed, Fulvio Aloj, il responsabile del Centro Epilessia, Giancarlo Di Gennaro, e il neuropsichiatra infantile Alfredo D’Aniello, aiuto dirigente dell’Unità Operativa Semplice di Epilessia ed Elettroencefalografia in età evolutiva.
Nel ringraziare l’associazione di Cassino e il suo presidente Daniele Lucci, che ha donato giochi a disposizione di tutti i bambini ricoverati, il direttore Aloj ha sottolineato quanto questi gesti diano sostanza e nuova linfa all’attività portata avanti da tutti gli operatori sanitari che afferiscono al Centro.
La Smile Room è una stanza di degenza a misura di bambino. Questo spazio non è solo un ambiente fisico, ma rappresenta un cambiamento di prospettiva: mettere al centro la persona e non la malattia.
«Il bambino con epilessia è prima di tutto un bambino – spiega il dottor Alfredo D’Aniello – con emozioni, bisogni e una famiglia che lo accompagna. La Smile Room nasce per questo: per far sì che i bambini e i loro genitori vivano un ospedale diverso, capace di prendersi cura non solo della loro condizione clinica, ma anche del loro “essere bambini”. Si tratta di una stanza di degenza allegra e accogliente, con letti e comodini colorati, pareti dipinte con colori vivaci e immagini ispirate a mondi fiabeschi e personaggi fantastici. Un ambiente pensato per aiutare i piccoli pazienti a superare la paura e il disorientamento legati alla lontananza da casa e dal proprio contesto abituale».
«Le evidenze scientifiche – continua D’Aniello – ci confermano quanto un ambiente ospedaliero sereno ed accogliente influisca positivamente sulla sfera emotiva del bambino e dei suoi familiari, sostenendoli nel percorso di cura e migliorandolo negli esiti. Questa stanza è parte, quindi, di una visione più ampia: una presa in carico globale e integrata, che superi il modello centrato esclusivamente sulla diagnosi, per includere un modello basato sulla persona e sulla relazione».











