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Home - Arrestato il sindaco di Molfetta Tommaso Minervini: scambio di favori per il porto commerciale

Arrestato il sindaco di Molfetta Tommaso Minervini: scambio di favori per il porto commerciale

Ai domiciliari anche la dirigente comunale Lidia De Leonardis. Secondo l'accusa, promesse sulla gestione trentennale delle banchine in cambio del sostegno elettorale all’imprenditore Vito Leonardo Totorizzo, padre di un candidato

Di Redazione
6 Giugno 2025
in Bari, Cronaca
Tommaso Minervini

Tommaso Minervini

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Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani ha emesso un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di sei persone, nell’ambito di una complessa inchiesta coordinata dalla Procura di Trani e condotta dalla Guardia di Finanza di Molfetta. L’operazione, eseguita questa mattina nei territori di Molfetta e Bari con l’ausilio del Comando Provinciale di Bari, ha portato all’applicazione di misure restrittive e interdittive per una lunga serie di ipotesi di reato. Ai domiciliari il sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini e la dirigente comunale, Lidia De Leonardis. Interdizione per un anno ai dirigenti comunali Alessandro Binetti e  Domenico Satalino e divieto di dimora a Molfetta per un ex luogotenente della Finanza, Michele Pizzo. Infine, divieto di contrarre per un anno all’imprenditore portuale Vito Leonardo Totorizzo.

I reati ipotizzati

Il procedimento coinvolge reati di particolare gravità, che spaziano dal peculato alla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, dalla rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio alla turbata libertà degli incanti, fino a frode nelle pubbliche forniture, frode processuale con depistaggio, truffa aggravata per il conseguimento di fondi pubblici e svariate ipotesi di falso documentale.

Al centro dell’indagine – riporta la gazzetta del mezzogiorno – il nuovo porto commerciale di Molfetta. Secondo l’accusa, il sindaco Minervini avrebbe promesso a Totorizzo la gestione trentennale delle nuove banchine portuali in cambio di sostegno elettorale che si sarebbe sostanziato nella candidatura del figlio Giuseppe Totorizzo. Durante l’interrogatorio preventivo, l’imprenditore ha ammesso parte delle condotte contestate. Minervini si era difeso, parlando per oltre 8 ore, sostenendo di aver fatto scelte “per il bene della città”.

Un’indagine articolata tra appostamenti e intercettazioni

L’attività investigativa, che rappresenta il culmine di un lungo lavoro della Guardia di Finanza su delega della Procura tranese, si è sviluppata attraverso tecniche classiche di polizia giudiziaria: appostamenti, pedinamenti e numerose intercettazioni – sia telefoniche che ambientali – che hanno permesso di costruire un quadro indiziario ritenuto fondato dagli inquirenti.

Il materiale raccolto ha portato all’iscrizione di ben ventuno persone fisiche nel registro degli indagati. Tra queste, figurano i sei soggetti colpiti oggi da misura cautelare.

Due indagati collaborano e ottengono una revoca parziale

La procura ha escluso la necessità di misure cautelari per altri due indagati, ritenendo che le esigenze di tutela dell’inchiesta siano venute meno anche grazie alle dichiarazioni ritenute utili dagli inquirenti. Non tutte le richieste formulate inizialmente dalla procura sono state accolte: il giudice, nel valutare la gravità indiziaria, ha escluso due ipotesi di reato e ha optato per misure meno afflittive rispetto a quelle proposte in alcuni casi.

Legalità e interesse pubblico all’informazione

L’iniziativa giudiziaria si inserisce in un più ampio contesto di contrasto ai reati contro la pubblica amministrazione, che la Procura di Trani – avvalendosi della Guardia di Finanza quale polizia economico-finanziaria – considera prioritaria nella propria azione di presidio della legalità economica.

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Tags: minerviniMolfetta
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