Tre operatori ecologici di Mattinata si erano ritrovati coinvolti in un procedimento penale per un’accusa tra le più infamanti, soprattutto per chi lavora al servizio della collettività: furto aggravato. I fatti risalivano al 2023, quando ai tre lavoratori veniva contestato di essersi impossessati, “al fine di trarne profitto”, di uno zaino lasciato su pubblica via contenente portafogli, carte di credito e altri effetti personali. Secondo la ricostruzione iniziale, suffragata anche da un filmato acquisito dai carabinieri, il reato si sarebbe consumato durante il normale turno di raccolta dei rifiuti. Per loro, oltre all’incubo giudiziario, si profilava anche il rischio concreto del licenziamento.
Le incongruenze emerse in aula
Ma nell’udienza tenutasi ieri, l’intero impianto accusatorio è crollato. A far emergere le contraddizioni è stato il controesame della persona offesa, incalzata dalle domande del legale degli imputati, Pierpaolo Fischetti del Foro di Foggia. In aula la denunciante ha ammesso, per la prima volta, che lo zaino non era stato sottratto, bensì dimenticato nei pressi di un cumulo di immondizia. Una dichiarazione che ha smentito quanto riportato nella denuncia iniziale, in cui la donna parlava esplicitamente di furto.
Determinante è stata anche la smentita sull’elemento visivo considerato inizialmente incriminante: quel che i militari avevano identificato come lo zaino bianco all’interno del camion dei rifiuti, era in realtà una busta personale contenente un termos e cibo, appartenente a uno degli operatori. Inoltre, la via indicata nella denuncia come luogo del presunto furto risultava differente da quella dove effettivamente si sarebbe verificato l’episodio. Proprio gli operatori, quel giorno, avevano informato un familiare della persona offesa del ritrovamento dello zaino, contribuendo così al suo recupero.
L’assoluzione e il sollievo degli imputati
Nonostante ciò, la denuncia era stata formalizzata il giorno successivo con l’accortezza di indicare “ignoti” come responsabili. Ma la nuova versione fornita dalla persona offesa in udienza ha indotto il giudice a pronunciarsi per l’assoluzione. I tre lavoratori si sono detti sollevati e grati per il lavoro del proprio difensore.
In nome della loro reputazione, e per fare chiarezza su una vicenda che rischiava di rovinare irrimediabilmente la loro vita professionale, i tre hanno chiesto la pubblicazione del presente comunicato, nel rispetto della loro riservatezza.











