Nuovi dettagli, dolorosi e cruciali, emergono dalla settima udienza in Corte d’assise del processo per l’omicidio di Franca Marasco, la tabaccaia di 72 anni uccisa nella sua rivendita di via Marchese De Rosa 100, a Foggia, la mattina del 28 agosto 2023. Secondo quanto riferito in aula dal medico legale citato come testimone dall’accusa, la donna fu colpita con quattro coltellate, due al collo e due all’addome: colpi netti, profondi, compatibili con l’intento omicida.
Alla sbarra c’è Redouane Moslli, 45 anni, bracciante marocchino, giunto a Foggia appena un mese prima del delitto. È reo confesso. Ha ammesso di aver assassinato la donna per rapinarla, portando via 72 euro e due telefoni cellulari. Ma la dinamica fornita durante l’interrogatorio di convalida del fermo è apparsa da subito fragile, per non dire inverosimile.
“Una ricostruzione inverosimile”
Secondo quanto ricostruito in aula e riportato anche nell’ordinanza del gip, Moslli avrebbe sostenuto che la donna si ferì da sola al collo nel tentativo di divincolarsi mentre lui la minacciava con un coltello. Poi, mentre prendeva i soldi dal cassetto, avrebbe riposto l’arma nella cintura dei pantaloni, con la lama esposta. In quel momento – sempre secondo la sua versione – la donna gli si sarebbe avvicinata e sarebbe stata ferita all’addome. Ma l’ispezione cadaverica smentisce completamente questa tesi: “È inverosimile – scrisse il giudice – che la vittima, anche solo avvicinandosi, abbia potuto provocarsi da sola ferite così profonde, soprattutto quelle all’addome, con un coltello infilato verticalmente nella cintura”.
L’autopsia, ora formalmente acquisita agli atti su accordo tra accusa e difesa, rafforza quindi la tesi dell’accusa, sostenuta dalla pm che contesta a Moslli il reato di concorso in omicidio anomalo aggravato – cioè diverso da quello voluto ma connesso alla finalità della rapina – e rapina aggravata dai motivi abietti e futili, vista la modestia del bottino.

I dubbi sulla premeditazione e il ruolo di Checchia
C’è poi un altro aspetto che pesa nel processo: l’eventuale premeditazione del delitto. Ne è convinto il legale di parte civile per i familiari della vittima, che sostiene che la rapina possa essere stata solo una messinscena. Secondo Moslli, infatti, non avrebbe agito da solo: accusa come complice Vittorino Checchia, anziano di Castelluccio Valmaggiore, che gli avrebbe indicato la tabaccheria come obiettivo facile, fornendogli guanti e mascherina. Moslli ha anche dichiarato di aver diviso il bottino con lui.
Checchia fu arrestato il 14 settembre 2023, ma è deceduto il 15 giugno 2024 al Riuniti di Foggia, dove era ricoverato in stato d’arresto dopo aver scoperto in carcere di essere gravemente malato. Si è sempre dichiarato innocente.
L’arrivo a Foggia e l’incontro in parrocchia
A ripercorrere i primi giorni di Moslli a Foggia è stata una volontaria della parrocchia San Pio X, ascoltata in aula. Ha raccontato di aver accolto il marocchino al suo arrivo, a luglio 2023, offrendogli biscotti e latte e indirizzandolo verso un dormitorio. Ha inoltre riferito di averlo visto la sera stessa in compagnia di Checchia, che da alcuni giorni frequentava la stessa parrocchia.
Prossima udienza a fine giugno
La prossima udienza è fissata per il 27 giugno, quando sarà ascoltato il medico legale che eseguì l’autopsia e due carabinieri che parteciparono alle indagini. Sarà un passaggio fondamentale per chiarire in via definitiva la dinamica del delitto e la posizione dell’imputato, che rischia l’ergastolo. Un processo che resta profondamente segnato dal dolore per una vita spezzata con ferocia, per pochi euro e nel cuore di un tranquillo quartiere foggiano.










