Scarcerato in “Omnia Nostra”, ma trattenuto in carcere da un’altra condanna. Questa la beffa per Francesco Scirpoli detto “Il lungo”, 42enne di Mattinata, indicato dai pentiti tra i capi del clan garganico Lombardi-Scirpoli-Raduano, gruppo criminale un tempo guidato dal boss defunto, Pasquale Ricucci detto “Fic secc”.
Qualche giorno fa il pubblico ministero ha chiesto la scarcerazione di numerosi imputati in “Omnia Nostra”, maxi processo contro l’organizzazione. Motivo l’imminente scadenza termini della durata massima della fase processuale.
Il provvedimento ha disposto la liberazione con divieto di dimora in Puglia. Tra gli interessati anche Scirpoli che nel periodo dell’arresto non era ancora considerato tra i capi dell’organizzazione e per questo aveva un tempo massimo di custodia cautelare più basso di suoi alleati come Matteo Lombardi e Pietro La Torre, entrambi in cella. Il primo sta inoltre scontando l’ergastolo per l’omicidio di Giuseppe Silvestri “l’Apicanese”, membro dei rivali del clan Li Bergolis-Miucci-Lombardone.
Scirpoli, indicato dai pentiti come erede naturale di Mario Luciano Romito, il boss ammazzato nella strage di San Marco del 9 agosto 2017, sarebbe dunque uscito dal carcere (è rinchiuso a Fossombrone) se non stesse scontando una condanna definitiva ad 8 anni e 4 mesi per l’assalto ad un blindato a Bollate in provincia di Milano, un colpo milionario messo in atto con alleati garganici, cerignolani e della Bat. Il 15 ottobre 2016 un commando armato prese di mira un portavalori della società di trasporto gioielli “Ferrari” riuscendo a portar via un bottino di oltre 4 milioni di euro.
Tra gli scarcerati di “Omnia Nostra” ci sono Michele Lombardi “U’ Cumbarill”, 34enne di Manfredonia, figlio del boss Matteo “A’ Carpnese” e Leonardo D’Ercole, presunto riferimento dell’organizzazione sul territorio di Macchia, frazione di Monte Sant’Angelo. Tra gli altri Mario Scarabino alias “lo zio”, Hechmi Hdiouech, Gaetano Vessio e Pasquale Lebiu.
La motivazione riguarda meccanismi processuali: raggiunto il tempo massimo di custodia cautelare senza che si arrivi a sentenza, scatta la scarcerazione. Gli arresti risalgono a fine 2021 mentre il decreto che dispone il giudizio è del 2022.
Per “Omnia Nostra” si è invece già arrivati a sentenza di secondo grado per numerosi altri imputati che scelsero il rito abbreviato. Tra questi l’ex boss di Vieste, oggi collaboratore di giustizia, Marco Raduano detto “Pallone”, condannato a 20 anni.










