Nella Giornata della Legalità, istituita per ricordare la strage di Capaci del 1992 e ricordare il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, i componenti della sua scorta e in generale tutte le vittime della mafia, nell’ambito del format “La città che vorrei. Una bussola per la legalità”, ideato da Tommaso Campagna, l’Unifg ha organizzato un convegno dal titolo ‘Da un anno all’altro: le ragioni e i progressi di un progetto trasformativo della città’.
Il convegno nel Dipartimento di Giurisprudenza ha avuto anche un momento particolarmente significativo per la comunità, ossia la cerimonia di intitolazione dell’aula 1 a Giovanni Panunzio, imprenditore ucciso dalla criminalità organizzata foggiana il 6 novembre 1992. Presenti i familiari e i rappresentanti dell’associazione ‘Giovanni Panunzio. Eguaglianza legalità e diritti’ e la responsabile nazionale del settore Memoria di Libera, Daniela Marcone.
“L’intitolazione a Giovanni Panunzio dell’Aula 1 della facoltà di Giurisprudenza ha un valore simbolico di straordinaria portata per la comunità. È il riconoscimento a una persona che ha pagato con la vita la sua integrità e il suo non essersi piegato a condizionamenti e logiche mafiose; un esempio e una testimonianza di vicinanza che si rinnova giorno dopo giorno ai suoi familiari, ai componenti dell’associazione che porta il suo nome e che prosegue la sua battaglia per la legalità, la giustizia e il riconoscimento dei diritti, ai cittadini tutti; un invito agli studenti che entreranno in quell’aula, generazione dopo generazione, a sentirsi ed essere ancora più parte integrante di una comunità fondata sul Diritto. Le manifestazioni in programma in questi giorni, organizzate in sinergia dall’Università e dal Comune di Foggia ed estese alla cittadinanza attiva che ha risposto in modo entusiasmante ma per noi non sorprendente, sono l’espressione non più della “città che vorremmo”, come auspicavamo all’inizio del nostro mandato amministrativo, ma della “città che è”: una città che è stanca di essere ostaggio della criminalità – organizzata e non -, una città che è consapevole delle proprie potenzialità e che vuole avere le opportunità di mostrarle, una città che ha un capitale umano ancora più prezioso di quello materiale. Una città in cui lo Stato è presente e attento (e ringraziamo il prefetto, il questore, tutte le autorità presenti anche oggi al convegno organizzato per raccontare un anno di progetti realizzati e di iniziative avviate), senza segni di cedimento o resa. Una città viva, affamata di futuro e che vuole lasciarsi definitivamente alle spalle il suo peggiore passato”, ha detto Giulio De Santis, assessore alla Legalità e Sicurezza del Comune di Foggia.
“Nel 2023 La città che vorrei è nato in maniera silenziosa ma c’erano i primi germogli per una partecipazione massiva dei cittadini. Ci ha premiato la volontà di spogliarci dall’autoreferenzialuta con un processo democratico dal basso. Decine di associazioni del terzo settore, decine di studenti ci hanno sostenuto: con questi eventi intendiamo contribuire al processo rigenerativo urbano della città. Teniamo ancora di più ad una rigenerazione umana”, è stato il commento del delegato rettorale Danilo Leone.
La biologa Luciana Stella presidente dell’associazione ha illustrato il progetto vincitore di un bando della Fondazione per il Sud sul volontariato e le periferie. “Mira nasce nel 2010 mi sento di rappresentare una associazione che è tutta la città. Con una bussola per il volontariato e la legalità, entreremo nelle scuole e la città che vorrei diventerà un format di formazione per sentirsi parte della comunità”.
Tra le realtà vicine al format accademico legalitario non poteva mancare la Fondazione Antiusura Buon Samaritano. “L’Unifg ha svolto un ruolo fondamentale per rimanere a galla in questi anni difficili pera città”, è stata l’analisi del presidente, l’ingegner Pippo Cavaliere.
L’aula 1 del primo plesso dei 25 anni dell’Unifg si chiamerà da oggi Aula Giovanni Panunzio. “Mi auguro che tutte le aule possano essere dedicate alla memoria affinché non siano numeri ma delle storie, delle memorie. Il fatto che le mafie siano state tanto sottovalutate ha fatto sottovalutare anche le storie delle vittime. Noi abbiamo sempre creduto che sarebbe arrivato il momento che questa città potesse avere memoria. Si parla in tutta Italia di luoghi di memoria. La memoria è vita”, ha rimarcato Daniela Marcone.
Commossi i familiari di Panunzio. La moglie, il figlio, la generosa nuora Giovanna Belluna, il presidente dell’associazione l’avvocato Dimitri Lioi. “La mia medicina sono i ragazzi delle scuole”, ha detto Belluna, da sempre attiva tra le classi nel ricordo delle vittime.









