“Il caporalato diventa un pacchetto in ‘positivo’ o in negativo per coloro i quali cercano manodopera a basso costo e senza garanzie; ma lo diventa anche in negativo per tutto quello che poi ha di risultato. È evidente che nei territori, come quello del sud pontino, ma anche come quello del foggiano, questo deve essere centrale, perché solo sconfiggendo il caporalato noi evitiamo delle derive sull’ingresso dell’immigrazione irregolare e soprattutto sullo sfruttamento dell’immigrazione irregolare”. Così la presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, intervistata dai giornalisti oggi a Roma in occasione della presentazione dell’ottavo Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia elaborato da Coldiretti, Eurispes e Fondazione Osservatorio agromafie, che si è svolta a Palazzo Rospigliosi.
“Sono molto contenta di essere qui oggi – ha proseguito Colosimo – perché la Commissione che presiedo, per quello che la legge istitutiva gli ha assegnato, ha fatto un lavoro che forse per fotografarlo al meglio può partire da Foggia e da quella che voglio chiamare la ‘mafia delle terre’. Noi purtroppo conosciamo una mafia che è arcaica e allo stesso tempo moderna, che utilizza dei territori, come quello di Foggia, dove l’agroalimentare è centrale – teniamo conto che ogni sei/sette famiglie c’è un’azienda alimentare – per incutere timore. Lo fa in tanti modi, lo fa ovviamente con gli strumenti classici della criminalità organizzata, quindi con il controllo del territorio- ha concluso- ma lo fa anche e soprattutto utilizzando le nuove tecnologie”. (Cds/ Dire)









