Cocaina conservata negli armadi riservati al personale sanitario, stupefacente nascosto nei condotti d’aerazione della postazione del 118, incontri notturni all’interno dell’ospedale Lastaria per parlare di dosi e dividere i proventi dello spaccio. Emergono nuovi particolari dall’inchiesta condotta dai carabinieri del comando provinciale di Foggia, che ha portato 48 ore fa all’esecuzione di sei misure cautelari per un traffico di droga radicato nella struttura sanitaria di Lucera.
La piazza di spaccio all’interno dell’ospedale
Secondo quanto riportato nelle 325 pagine dell’ordinanza firmata dal gip Michela Valente, l’autista soccorritore Antonio Cenicola, 41 anni, avrebbe gestito una “fiorente attività di spaccio” servendosi dei locali del pronto soccorso come base operativa. Le immagini delle telecamere installate dai militari lo mostrerebbero mentre cede dosi all’interno della sala dottori, utilizzata come nascondiglio e punto di consegna, in almeno 17 episodi accertati. In altri casi la droga sarebbe stata nascosta nel sistema di ventilazione.
A colpire il giudice è stata anche la disinvoltura con cui Cenicola avrebbe agito: “Spavalderia mostrata nel detenere stupefacenti sul luogo di lavoro, anche in armadi riservati a terze persone”, si legge nell’ordinanza. “L’ospedale era di fatto trasformato in una piazza di spaccio aperta anche di notte”.

I nascondigli e il peculato per guanti e disinfettante
Tra gli episodi più curiosi dell’inchiesta c’è anche una contestazione per peculato a carico di Cenicola e di un familiare. Il 23 maggio 2024, entrambi sarebbero stati ripresi dalle telecamere mentre prelevavano una bottiglietta di disinfettante e una confezione di guanti chirurgici dall’armadietto del materiale sanitario. Un dettaglio che, per la procura, rafforza l’idea di un uso distorto e personale delle risorse pubbliche.
Secondo il giudice, il comportamento di Cenicola è stato tutt’altro che occasionale. Anche quando era sottoposto a una misura cautelare, avrebbe continuato a spacciare coinvolgendo due familiari e allargando la rete verso altri comuni grazie ai suoi collaboratori. “Non ha mostrato vera resipiscenza”, scrive il gip, giudicando “minime e difensive” le dichiarazioni spontanee rese durante l’interrogatorio.
Le accuse e il quadro probatorio
L’inchiesta è partita nel febbraio 2024, dopo le prime segnalazioni sull’autista del 118. Grazie a intercettazioni ambientali, video e sequestri, gli investigatori ritengono che gli indagati siano coinvolti in oltre 80 episodi tra cessioni, detenzioni e acquisti di cocaina e altre sostanze. A carico di Cenicola e degli altri indagati emerge “il solido convincimento che vivano principalmente dei proventi dello spaccio”, scrivono gli inquirenti, parlando esplicitamente di “arricchimento patrimoniale attraverso attività criminosa”.
In carcere, oltre a Cenicola, è finito il cugino Daniele Furio, 32 anni, foggiano, indicato come suo fornitore abituale. Per altri quattro indagati – Donato Colelli, Raffaele Sordillo, Antonio Di Giovine e Giuseppe Petrone – sono stati disposti i domiciliari con braccialetto elettronico. Restano invece a piede libero due familiari di Cenicola e un infermiere del Lastaria, ritenuti coinvolti solo marginalmente. Dopo l’arresto in flagranza dell’autista, avrebbero trasferito la droga in un appartamento di Foggia, ma per il gip la loro condotta è stata “occasionale e legata ad aiuto familiare o lavorativo”.
L’inchiesta prosegue per definire l’esatta portata della rete, che secondo gli inquirenti agiva con ruoli distribuiti e con un’organizzazione tale da rendere possibile lo spaccio all’interno di una struttura sanitaria pubblica, tra barelle, armadietti e corsie.










