Un silenzio irreale dentro l’ambulanza, mentre fuori risuonano solo sirene spiegate. Un’attesa sospesa, carica di ansia e presagi. Così una soccorritrice del 118 ha descritto gli attimi prima di giungere sul luogo del tragico incidente stradale in cui hanno perso la vita Rosa Mastrototaro, 58 anni, sua figlia Margherita Di Liddo, 36, e il bambino che la giovane donna portava in grembo da sette mesi. Il drammatico scontro frontale è avvenuto nella serata di venerdì 4 aprile, sulla strada provinciale tra Andria e Bisceglie.
La testimonianza della soccorritrice, pubblicata sulla pagina di Sanitaservice Asl Bt, è un grido sommesso ma intenso, che dà voce a chi ogni giorno interviene in prima linea, facendo i conti non solo con l’urgenza, ma anche con il peso emotivo delle tragedie. “Il tragitto dalla postazione al luogo dell’incidente è un tempo strano – scrive – di tensione, quasi irreale. Si viaggia con le sirene spiegate, ma dentro ognuno di noi, il silenzio è assordante”.
Lo scontro tra le due auto è stato devastante. Quattro ambulanze e altrettante équipe del 118 hanno operato sul posto per oltre due ore, cercando di salvare vite già spezzate dalla violenza dell’impatto. “Abbiamo fatto tutto ciò che era umanamente possibile – racconta la soccorritrice – ma la vita, a volte, è più crudele di quanto si possa accettare”.
Inutili i tentativi di far nascere il piccolo che Margherita portava con sé. “Un bimbo che abbiamo provato a far nascere in extremis – si legge nella lettera – ma che purtroppo non ce l’ha fatta”. E quelle immagini – racconta ancora – si imprimono nella mente come “diapositive che si ripetono quando il turno finisce, quando torni a casa, quando chiudi gli occhi”.
Secondo quanto riportato anche da la Repubblica Bari, la strada su cui è avvenuto l’incidente è tristemente nota per la sua pericolosità. Un tratto spesso segnalato dai residenti, e che negli ultimi anni ha visto numerosi incidenti mortali. Un’infrastruttura troppo stretta e poco illuminata, percorsa ogni giorno da pendolari e mezzi pesanti. Un’arteria che ora reclama attenzione urgente da parte delle istituzioni.
“Non siamo fatti d’acciaio”, scrive la soccorritrice, sottolineando quanto sia difficile, dopo eventi simili, tornare alla quotidianità. “Anche dopo aver consegnato nelle mani dei medici le vite che abbiamo provato a salvare, continuiamo ad aggiornarci, sperando in notizie positive”. Perché anche dietro una divisa, rimane un cuore.
La lettera si chiude con un pensiero ai colleghi e una speranza: “Che nessun’altra famiglia debba piangere i propri cari. E che questa ennesima tragedia stradale non venga dimenticata, ma serva da monito per proteggere, per prevenire, per intervenire su quel tratto di strada già segnato da troppo dolore”.
Una voce toccante che squarcia il silenzio e ricorda che, oltre la cronaca, ci sono vite che continuano a portare il peso di ogni addio.










