Otto auto di lusso, tre immobili e oltre mezzo milione di euro su un conto corrente estero. È il patrimonio confiscato dalla Guardia di finanza a Paolo Giannetta, 61 anni, originario di Orta Nova e residente a Vasto, condannato in primo e secondo grado dal tribunale di Milano a cinque anni di reclusione per bancarotta fraudolenta.
Il provvedimento di confisca, eseguito nelle ultime ore dalle Fiamme gialle, fa seguito al sequestro già disposto nel luglio 2024 nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla procura di Milano e condotta dalla Guardia di finanza di Brescia. L’operazione, scattata il 18 gennaio 2024, aveva portato all’arresto di Giannetta insieme ad altri tre indagati.
L’indagine e le accuse
Al centro dell’inchiesta, l’aggiudicazione di appalti pubblici da parte di una società bergamasca in gare bandite da Enel Distribuzione, che risulta del tutto estranea alla vicenda. Secondo l’accusa, Giannetta, in qualità di esperto informatico, avrebbe effettuato accessi abusivi ai sistemi informatici di Terna, visionando le offerte delle aziende concorrenti e agevolando così la società bergamasca.
La procura di Milano aveva inoltre contestato all’informatico pugliese l’accusa di associazione per delinquere, finalizzata alla compensazione di debiti tributari con crediti inesistenti, oltre a diversi reati fallimentari e operazioni di distrazione di denaro verso l’estero. Tuttavia, per il reato associativo, Giannetta è stato assolto in entrambi i gradi di giudizio.
I beni confiscati
La confisca riguarda un ingente patrimonio. Tra i beni figurano otto auto di grossa cilindrata, tra cui tre Ferrari, una Porsche Panamera, una BMW X3, un Range Rover, una Land Rover e una Maserati Ghibli. Sono stati inoltre confiscati tre immobili a Carapelle – un deposito, un appartamento e un box – oltre a un conto corrente bulgaro con un saldo di 535mila euro.
Nonostante la condanna definitiva per bancarotta fraudolenta, Giannetta si è sempre dichiarato innocente, contestando la ricostruzione della procura e negando ogni responsabilità negli accessi informatici non autorizzati.
Il procedimento ora prosegue nella fase esecutiva, con l’obiettivo di recuperare le somme distratte e restituirle, per quanto possibile, alla massa fallimentare.









