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Home - Per il Viminale nel Comune di Bari “non c’è la mafia”. Nella relazione i motivi per cui il Consiglio non è stato sciolto

Per il Viminale nel Comune di Bari “non c’è la mafia”. Nella relazione i motivi per cui il Consiglio non è stato sciolto

Dopo sei mesi di accertamenti, la commissione ministeriale non ha riscontrato collegamenti diretti o indiretti tra l’amministrazione comunale e la criminalità organizzata

Di Redazione
20 Febbraio 2025
in Bari, Cronaca
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Dopo sei mesi di approfondimenti sulle attività del Comune di Bari e delle sue società partecipate, la commissione del Viminale ha stabilito che non sussistono elementi tali da giustificare lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Lo ha riportato la Gazzetta del Mezzogiorno, citando il documento firmato dal prefetto di Bari, Francesco Russo, che ha notificato martedì sera la decisione al sindaco Vito Leccese.

L’indagine era scattata in seguito agli oltre 130 arresti di febbraio 2024 nell’ambito dell’inchiesta Codice interno, che aveva ipotizzato un sistema di voto di scambio politico-mafioso. Alla conclusione dell’istruttoria, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha deciso di non procedere con lo scioglimento, pur imponendo all’amministrazione una serie di controlli stringenti.

Controlli rafforzati su aziende partecipate e polizia locale

Il documento del prefetto elenca sei punti su cui il Comune di Bari dovrà garantire un’azione di controllo rigorosa, con la presentazione di report trimestrali. Particolare attenzione sarà riservata alle società partecipate, dove sono emersi elementi critici.

Per quanto riguarda Amiu, l’azienda dei rifiuti, l’ispezione ha rilevato episodi di “agevolazione occasionale” nei confronti della criminalità organizzata, dovuti alla presenza tra i dipendenti di alcuni esponenti dei clan locali. Per questo motivo, verrà applicata una misura di “prevenzione collaborativa” per 12 mesi: un team di esperti affiancherà la gestione dell’azienda e un gruppo interforze antimafia monitorerà incarichi e operazioni.

Diversa la situazione in Multiservizi, dove il presidente Francesco Biga e l’amministrazione comunale hanno già avviato un’azione di “bonifica” dai soggetti ritenuti inopportuni. In questo caso, verrà comunque imposto un periodo di “tutoraggio” per completare il processo di risanamento.

Anche tra i vigili urbani sono state riscontrate criticità: una vigilessa sarà sospesa dal servizio per tre mesi per non aver sequestrato nel 2017 l’auto di un sedicenne legato a un noto trafficante di droga. Inoltre, 11 agenti potrebbero perdere la qualifica di pubblica sicurezza, con conseguente ritiro dell’arma di ordinanza.

L’apprezzamento per il piano antimafia del sindaco Leccese

Nonostante le problematiche emerse, il prefetto Russo ha riconosciuto l’impegno dell’amministrazione nel contrasto alle infiltrazioni mafiose. Ha infatti lodato la decisione del sindaco Vito Leccese di istituire, lo scorso settembre, la nuova ripartizione “Controlli, legalità, trasparenza e antimafia sociale”, incaricata di rafforzare la prevenzione contro la criminalità.

La decisione del Viminale rappresenta una conferma della tenuta istituzionale del Comune, ma al tempo stesso impone un percorso di vigilanza e correzione, con misure stringenti per evitare il rischio di future infiltrazioni.

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Tags: Comune di BarimafiamotiviPugliascioglimentoViminale
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