Fondi Pnrr e autonomia differenziata sono stati i due grandi temi al centro del venerdì della Festa regionale del Partito democratico che si sta tenendo con particolare successo di pubblico a Manfredonia, a due passi dal Castello e dal faro.
Sul palco prima le sindache di Foggia e Andria, Maria Aida Episcopo e Giovanna Bruno e il sindaco di Gallipoli Stefano Minerva, ex segretario regionale dei Giovani democratici, insieme ai due big attuali del municipalismo del campo largo meridionale, Vito Leccese sindaco di Bari e l’ingegnere, ex rettore e presidente della Crui ed ex ministro Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e poi Michele Emiliano insieme alla governatrice della Sardegna Alessandra Todde.
Ad ascoltare con i militanti e i padroni di casa Paolo Campo, Michele Bordo, il sindaco Domenico La Marca, Cecilia Simone e Rita Valentino, tantissimi dirigenti, sindaci, eletti, grandi elettori, esponenti di primo piano del Pd e del M5S. Da Gero Grassi a Colomba Mongiello, passando per il vicepresidente della Regione Raffaele Piemontese, l’europarlamentare Mario Furore, il segretario regionale Domenico De Santis, quello provinciale Pierpaolo D’Arienzo, Gianluca Ruotolo, lo storico Salvatore Speranza che ha scritto il programma di Episcopo, il presidente dell’Anpi ed ex parlamentare Michele Galante, la presidente del Pd pugliese Lia Azzarone, il sindaco di San Marco in Lamis, Michele Merla, l’ex assessore all’Urbanistica del Comune di Foggia Michele Salatto, l’ingegner Pippo Cavaliere, l’operatore culturale e dirigente Legambiente Franco Salcuni, il consigliere comunale foggiano e delegato nazionale Mario Cagiano, gli assessori Alice Amatore, Davide Emanuele e Giuseppe Galasso.
“Il Pnrr è un’occasione che necessita un grande cimento amministrativo. Non sarà facile gestire i gap della tecnostruttura, siamo tutti con piante organiche insufficienti. La nostra caparbietà ci farà superare anche questi ostacoli”, ha detto la sindaca di Foggia in esordio.
Deciso e importante l’intervento del sindaco partenopeo, che era ministro nel Giuseppe Conte 2. “La sfida del Pnrr è una profonda trasformazione del modello organizzativo dei Comuni. Quando si è concepito io Pnrr c’è stata una lunga discussione sul fatto che i Comuni potessero essere i soggetti attuatori. Fu una scelta politica molto impegnativa e innovativa. Fu una scelta a cui noi abbiamo creduto al governo. Oggi che sono sindaco ho compreso ancora di più l’importanza di quella scelta ma allora c’era una grande mancanza di fiducia sui sindaci perché si partiva da una narrazione sulla incapacità degli uffici tecnici, che negava quella idea che Comuni come enti locali di prossimità potessero essere soggetti di attuazione e programmazione. I fatti stanno dimostrando di stare vincendo la sfida. Siamo partiti senza personale con la complessità di dover risolvere i problemi della quotidianità. I Comuni hanno dimostrato di riuscire in poco tempo ad organizzare la loro struttura organizzativa. È stato un momento di crescita e di investimento e sono stati in grado di fare delle scelte oculate. Se si va a vedere quali sono le opere sono tutte scelte di opere molto utili, attese dalla comunità e con un grande impatto.Il PNRR è stato costruito in 6 missioni verticali, in realtà era una matrice con obiettivi orizzontale”.
Dopo il 2026 la sfida, secondo Manfredi sarà tutta nell’uso e nei costi delle opere realizzate. “Abbiamo vissuto il dramma delle Vele partito 40 anni fa e che nessuno ha voluto mai affrontare. Le Vele di Scampia non erano solo fatiscenza e illegalità, ma assenza di servizi che creano una massa di persone che vivono nella marginalità. Oggi però anche con il PNRR i Comuni del Sud stanno crescendo e anche il nostro personale”.
È d’accordo con Manfredi anche Vito Leccese, che a Manfredonia, ha sottolineato, ha fatto tante battaglie quando era parlamentare dei Verdi. Bari, come ha rimarcato il moderatore Piero Ricci, direttore del dorso di Repubblica, è cantiere aperto, il Pnrr sta stravolgendo la città.
Il sindaco ha deciso subito che le risorse potessero andare al fondo affitti. Come ha spiegato a l’Immediato, Bari si troverà di fronte al problema di come gestire i nuovi asili nido.
La scissioni dei ricchi è stato l’argomento della presidente Alessandra Todde, che ai nostri microfoni ha spiegato quali sono i danni del disegno di legge sull’autonomia differenziata: “Sottrae risorse e fa in modo che la Sardegna rimanga sempre una regione che non può diventare competitiva ed è il motivo per cui io da presidente di una regione a statuto autonomo ho deciso di denunciare questa situazione. Se si dà la possibilità alle regioni che crescono ad un ritmo maggiore di spendere di più succede che le risorse diminuiscono per le regioni che ne hanno più bisogno. La nostra regione è un’isola e soffre di una serie di problemi che sono legati alla logistica e ai trasporti e al fatto di dover sviluppare degli attrattori che sono diversi da quelli del continente. Abbiamo bisogno di infrastrutture e quello che mi fa specie è che le regioni che stanno chiedendo l’autonomia differenziata, penso al Veneto, si fanno ancora pagare le infrastrutture dallo Stato. La pedemontana che è costata 12 miliardi l’ha pagato lo Stato, non l’ha pagata il Veneto, il Mose lo ha pagato lo Stato”.



















