Chi vive nell’amore e nel servizio pubblico, lascia sempre una traccia, un segno. Sono state le parole del celebrante ai funerali di Enrico Santaniello, medico militare e legale, politico ed editore napoletano, laureatosi a Firenze e poi trapiantatosi a Foggia, dove negli anni Novanta da homo novus con la Forza Italia degli esordi ha cominciato la sua brillante carriera politica che lo ha portato due volte a fare l’assessore regionale, ai Trasporti e all’Urbanistica con Di Staso e Raffaele Fitto e poi ad essere candidato presidente (per l’Udc) e sindaco di Foggia (per il centrodestra unito), nel 2008 e nel 2009.
Il suo segno è stato indelebile a giudicare dai tanti personaggi pubblici e meno pubblici locali che lo hanno salutato per l’ultima volta insieme alla moglie, ai tre figli e agli amici e parenti tutti.
Dal mondo della sanità con gli imprenditori Paolo Telesforo ed Enzo Nuzziello e il dg Antonio Nigri a quello dell’edilizia con un commosso e affranto Eliseo Zanasi “suo amico fraterno”, come lui stesso si descrive a Federico Moschella, l’architetto Virginio Stanziale, Antonio Tarquinio.
Nel mezzo tanti colleghi politici. Roberto Ruocco che ha condiviso con lui l’esperienza di Giunta, l’assessore regionale Raffaele Piemontese, Antonio Pepe, Franco Landella, Raimondo Ursitti, Rosario Cusmai, tutti i meloniani Giandonato La Salandra, Annamaria Fallucchi, Giannicola De Leonardis, Concetta Soragnese, Maurizio Accettulli che con l’ausilio del presidente Giuseppe Nobiletti si sono adoperati per la camera ardente nella sala del Consiglio di Palazzo Dogana che Santaniello presiedette dal 2008 fino alla riforma delle Province.
Tanta la commozione all’uscita del feretro quando per sua volontà è stato accompagnato da una banda che ha suonato prima Torna a Surriento e poi il silenzio militare.









