Di Paolo Pillitteri – primo sindaco autenticamente socialista di Milano, espressione diretta dell’egemonia politica di Bettino Craxi –, Enzo Biagi scriveva: “Ha un atteggiamento compulsivo verso i giornalisti, una morbosa attrazione verso quello che mangiano, su come vestono e naturalmente cosa scrivono. Fa un po’ tenerezza, pensa che stargli addosso serva a qualcosa. Non sa che anche il più venduto dei cronisti sa distinguere la mediocrità dall’intelligenza, rincorrerli può servire a imbonirli ma non a fargli cambiare idea”.
Tratte le necessarie proporzioni, la prima sindaca autenticamente pentastellata di Foggia, espressione diretta della confusione identitaria del movimento guidato dal concittadino Giuseppe Conte, sembra soffrire della stessa aberrazione. Eppure siamo solo giornalisti, gente vestita male e pettinata peggio, categoria economicamente disastrata, che quasi non serve più – specie dopo l’avvento dei social, cattedrali dell’ultranulla in cui soprattutto le menzogne germogliano in verosimiglianza – ma che evidentemente ancora conviene avere “a portata di simpatia”. Messaggi agitati, convulsi, spesso contenenti una supposta superiorità intellettuale e una malcelata arroganza. Tentativi di risposta bloccati sul nascere, estromettendo i destinatari delle invettive da qualsiasi tentativo di risposta. Commenti lasciati con disinvoltura su profili e bacheche private, intervenendo nelle discussioni più innocue, sopprimendo sul nascere il “diritto alla lagnanza” riconosciuto persino in Costituzione.
Un’intolleranza alla critica – peraltro giustificata dall’oggettiva inconsistenza dell’azione amministrativa del suo governo – che ci ha costretti a segnalare l’atteggiamento di Maria Aida Episcopo (e di alcuni assessori della sua giunta) al presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Puglia, Piero Ricci. Se a dare l’esempio è la prima cittadina, il resto dell’amministrazione si sentirà autorizzato a riprodurre stessi toni, stessa supponenza, stesso infantilismo fatto passare per competenza – mentre ogni tanto bisognerebbe far attenzione a quelli coi quali si parla, specie se magari qualcosa nella vita l’hanno fatta –. Da qui, probabilmente, discendono le minacce preventive di querela verso chi commenta il copia e incolla del bando e/o il deprimente allestimento del cartellone Foggia Estate, una vera onta alla sensibilità dei Foggiani. E di seguito l’abiura verso chi fa notare che, la campagna Ataf per l’arrivo dei nuovi bus, umilia un popolo che seppe fare di Cacao Meravigliao il claim della goliardia mondiale (supporre che ai Foggiani ci si possa rivolgere solo in dialetto, non è funzionale ma offensivo). Oppure la caccia alle streghe per scoprire la “gola profonda” che ha fatto uscire i documenti che attestano come Foggia sia la peggior città italiana per l’uso dei fondi Pnnr, quando invece a quella “gola profonda” andrebbero fatti i complimenti per l’atto d’amore compiuto nei confronti della collettività.
L’unico record di questa giunta, per ora, è aver messo tutta la stampa d’accordo – non accadeva da un pezzo – sul clamoroso errore commesso dai Cinque Stelle, investendo su una sindaca che avrebbe dovuto incarnare l’utopia (della rinascita). Invece la postura è quella della preside a cui spetta sempre l’ultima parola, che non può subire eccezioni o tollerare dissensi. Un equivoco ontologico, Maria Aida Episcopo deve aver frainteso il ruolo di sindaco con quello del dirigente scolastico, la dignità della città con una fredda determina, le aspettative della comunità coi toni prefettizi di un ordine di servizio. E siccome per quanto dimessi i giornalisti sanno ancora “distinguere la mediocrità dall’intelligenza”, gentile Sindaca l’invito è quello di comunicare – con la categoria, così come col resto della città – col solo mezzo che le è consentito utilizzare. I fatti.










