• Contatti
mercoledì 3 Giugno 2026
No Result
View All Result
l'Immediato
  • Cronaca
  • Inchieste
  • Politica
  • Sanità & Salute
  • Turismo
  • Cultura
  • Sport
  • Puglia
    • Bari
    • Bat
    • Cerignola e 5 Reali Siti
    • Foggia
    • Gargano
    • Grande Salento
    • Manfredonia
    • Lucera e Monti Dauni
    • Regione Puglia
    • San Severo e Alto Tavoliere
  • Cronaca
  • Inchieste
  • Politica
  • Sanità & Salute
  • Turismo
  • Cultura
  • Sport
  • Puglia
    • Bari
    • Bat
    • Cerignola e 5 Reali Siti
    • Foggia
    • Gargano
    • Grande Salento
    • Manfredonia
    • Lucera e Monti Dauni
    • Regione Puglia
    • San Severo e Alto Tavoliere
No Result
View All Result
l'Immediato
No Result
View All Result

Home - Princes, con NewLat produzione raddoppia. “Pensiamo al marchio Foggia”

Princes, con NewLat produzione raddoppia. “Pensiamo al marchio Foggia”

I prodotti dello stabilimento potranno sfruttare la forza commerciale di Newlat. Il closing sarà definito fra fine giugno e fine luglio. Intervista esclusiva all'amministratore unico Laviola

Di Gianni Flamini
25 Giugno 2024
in Foggia, Immediato TV, LA DAUNIA CHE VA
Condividi su FacebookCondividi su Twitter

Tra le realtà industriali maggiormente identitarie del territorio foggiano, riflettori d’obbligo puntati sulla Princes Industrie Alimentari di Foggia (PIA) colosso da 160 milioni di fatturato che esporta il 95% della produzione di pomodoro trasformato nel Regno Unito. Per la particolare congiuntura aziendale – il gruppo è stato appena acquisito dal colosso alimentare Newlat – e per la consistenza sul piano dei volumi produttivi e di distribuzione commerciale, Princes è l’azienda che rappresenta al meglio in questo momento i presupposti di rilancio economico della provincia di Foggia, al centro di un processo di commutazione imprenditoriale destinato ad aprire prospettive di mercato importanti essendo il gruppo Newlat (il closing da Mitsubishi è previsto entro luglio) interessato ad allargare i mercati di riferimento di Princes in particolar modo alla Germania, in Europa più in generale e anche su altre piazze occidentali (Usa in primo luogo). Ne abbiamo parlato in questa intervista con Gianmarco Laviola, amministratore unico di PIA e con il quale inauguriamo la nostra rubrica. 

Princes entra in Newlat: un gruppo multibrand, 2,8 miliardi di fatturato, molto attivo nei settori pasta, lattiero-caseari, prodotti da forno, gluten free e baby food. Gli mancava soltanto il pomodoro: il connubio sembra essere perfetto.

Assolutamente sì. Newlat è un gruppo italiano, dall’unione di Princes il nuovo brand si chiamerà New Princes. Nasce un colosso che sarà leader assoluto nella fornitura del made in Italia, quindi tutti quei prodotti alimentari che hanno più successo nel mondo e che fanno parte della dieta tipicamente italiana. E quindi a fianco alla pasta, in cui Newlat è già leader a livello internazionale, si aggiungerà il pomodoro: connubio storico e tradizionale che sul piano internazionale porterà sinergie positive.

I prodotti Princes potranno sfruttare la forza commerciale di Newlat in altri paesi dell’Europa continentale, come Germania e Francia

In particolare Newlat potrà sfruttare la forza di Princes sul mercato inglese e, al contrario, i prodotti Princes potranno sfruttare la forza commerciale di Newlat in altri paesi dell’Europa continentale, come Germania e Francia, ma anche nell’Italia stessa dove sappiamo che storicamente il gruppo Princes non è mai stato un target commerciale. Per Pia si aprono scenari assolutamente ottimistici di aumento delle produzioni e del peso commerciale a livello internazionale. Grosse attese per l’azienda stessa e tutto l’indotto. 

Per lo stabilimento di Foggia, il più grande impianto per la trasformazione del pomodoro d’Europa, cosa significa un’acquisizione così importante allargare il parco fornitori?

Storicamente lo stabilimento di Foggia nasce per soddisfare la domanda inglese. Sappiamo che la metà delle nostre produzioni sono legate al nostro brand “Napolina”, leader di mercato in Inghilterra e un’altra metà alle cosiddette private label. Questa situazione aveva portato a un utilizzo non completo della capacità produttiva che questo stabilimento può esprimere: come avere una Ferrari e guidarla in seconda marcia. Le potenzialità vere di questo stabilimento non sono state ancora espletate. Sicuramente con l’acquisizione di Newlat ci sono tutte le premesse per poterle raggiungere.

Per l’impianto di borgo Incoronata, capace di una produzione fino a 3 milioni di quintali di pomodoro trasformato, significa dover aumentare se non proprio raddoppiare quasi i volumi di produzione?

Aumenteremo sicuramente le nostre produzioni, questo è un obiettivo condiviso con Newlat. Il closing sarà definito fra fine giugno e fine luglio, nel frattempo noi continueremo ad essere Mitsubishi. Negli anni abbiamo fatto un lavoro molto forte per una selezione dei fornitori che condividessero il nostro punto di vista sul piano della sostenibilità etica, economica e ambientale. Avremo bisogno di più pomodoro ma questo non vuol dire che apriremo le porte a tutti. Certo, bisognerà rispettare quelle che sono le nostre specificità di produzione, dovranno essere fornitori che condividano il nostro punto di vista. È stato questo uno dei tratti distintivi di PIA rispetto agli altri concorrenti, patrimonio che ci porteremo avanti. 

Gianmarco Laviola

Cosa significa tutto questo in termini di posizionamento aziendale e di gruppo e sul piano occupazionale, dal momento che l’attesa per le mille assunzioni a tempo determinato in vista della stagione del pomodoro è sempre molto forte sul territorio.

Possiamo trasformare fino a 300mila tonnellate (3 milioni: ndr), adesso siamo sulle 200mila tonnellate, quindi abbiamo potenzialità di incremento possibile di un altro 50-60%. L’obiettivo finale è quello di fare di Princes non uno stabilimento stagionale, ma che lavori ininterrottamente tutto l’anno con un numero più alto di forza lavoro a tempo indeterminato. Al di là dell’andamento della campagna del pomodoro, l’obiettivo finale di questo stabilimento è di creare lavoro stabilmente per dodici mesi all’anno. Già lo facciamo con la linea dei legumi, ma ora le cose potranno cambiare: miriamo di fornire un’occupazione stabile raddoppiando i volumi attuali, si aprirebbe uno scenario diverso stabilizzando le unità fuori della stagione del pomodoro passando dagli attuali 150-200 a 400. 

Princes Italia si è finora caratterizzata per il suo export, il pomodoro prodotto a Foggia viene quasi tutto commercializzato per il 95% dei volumi nel Regno Unito. Cambierà il mercato di riferimento con l’acquisizione di Newlat, vi espanderete su nuovi mercati. E in Italia vedremo prodotti Princes attraverso il marchio Napolina?

Nel nuovo assetto societario si apriranno una serie di finestre sul mercato internazionale, si apriranno opportunità che un tempo non venivano considerate dal gruppo Princes. Si potrebbero aprire prospettive sul mercato statunitense, piuttosto che sul mercato europeo e anche italiano. Quanto al discorso “Napolina”, vedrei un marchio più indicato ai consumi nazionali: Napolina è infatti un marchio ombrello, che si riferisce non soltanto al pomodoro, ma anche alla pasta, all’olio, a tutta una serie di prodotti che probabilmente in Italia non avrebbero il successo ottenuto sul mercato della Gran Bretagna. Per il mercato italiano abbiamo già studiato, in realtà, una serie di marchi che sarebbero più indicati per la commercializzazione dei nostri prodotti. Pensiamo a un marchio, in modo particolare, che faccia riferimento a tutti quegli aspetti di sostenibilità etica e ambientale che hanno fatto di Princes una società distintiva rispetto alle altre che trasformano il pomodoro. E quindi un brand che valorizzi molto di più gli aspetti di sostenibilità.

È vero che potreste inserire la parola “Foggia” nei vostri brand, è un’ipotesi solo ventilata oppure c’è dell’altro?

È una possibilità. Onestamente non abbiamo ancora valutato quale potrebbe essere l’impatto sul piano commerciale, però l’acquisizione da parte di Newlat e tutte le nuove opportunità che questo comporta potrebbero in effetti anche darci la possibilità di creare un link più diretto con il territorio di Foggia. Sicuramente noi già da anni stiamo lavorando su un discorso più allargato con la regione Puglia, perchè noi da sempre trasformiamo pomodoro di origine pugliese. Poi adesso la Puglia dopo il G7 ha avuto una rinfrescata del suo successo a livello internazionale ed è già una meta turistica piuttosto gettonata. Sicuramente il brand Puglia ha acquisito un valore superiore rispetto al passato. Tra l’altro, non pensiamo soltanto al pomodoro, la Puglia è ricca di eccellenze agroalimentari che sono via via sempre più richieste a livello internazionale: parlo della pasta, dell’olio, dei latticini tutti prodotti la cui qualità è strettamente legata alla capacità dei pugliesi di coltivare e allevare in maniera diversa e particolarmente ecosostenibile, per cui diciamo che lo sviluppo delle produzioni e dei mercati a queste condizioni diventa molto facile e immediato.

Il G7 sarà un traino per i prossimi anni, un’onda lunga da gestire con cura?

Giorgia Meloni ha citato espressamente il valore dell’agroalimentare pugliese in un contesto così importante e significativo come il G7

Sta a noi sfruttarne a pieno questa onda lunga, tra l’altro mi ha fatto molto piacere che la presidente del consiglio, Giorgia Meloni, abbia citato espressamente il valore dell’agroalimentare pugliese in un contesto così importante e significativo come il G7: richiamo enorme, una vetrina su scala mondiale. 

Gli analisti di Newlat prevedono una crescita organica di fatturato del 3% entro il 2030, si punta a elevare il fatturato a 3,3 miliardi nel giro dei prossimi sei anni. E questo grazie a seguito dell’acquisizione di Princes Industrie Alimentari, fatturato 2023. Siete in linea con le prospettive di crescita e quanto c’è ancora da accelerare?

I piani non sono stati ancora definiti, sicuramente ci sarà tantissimo da lavorare perché le prospettive di crescita sono molto positive sia in un discorso di sinergia commerciale, sia perché avendo un portafoglio più completo di prodotti il gruppo New Princes potrà presentarsi davanti a nuovi mercati che fino ad ora non sono stati considerati. Le potenzialità ci sono tutte per garantire quel tasso di crescita indicato da Newlat. 

Quando parla di mercato internazionale si riferisce per il momento solo a un’espansione in ambito comunitario, oppure ci sono sin da ora potenzialità per orientarsi sulla sfera mondiale e non soltanto verso Occidente: i paesi del cosiddetto Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) rientrano in questo scacchiere? 

Il primo mercato del pomodoro italiano è quello inglese già presidiato. Il secondo mercato sarà in Germania sul quale ci aspettiamo uno sviluppo ulteriore grazie all’acquisizione di Newlat. Il terzo mercato su cui ci orienteremo saranno proprio gli Stati Uniti. Oltre a questo, la domanda di made in Italy soprattutto riferita al pomodoro è molto forte in tutti i paesi del mondo. In queste tre aree ci sarà una focalizzazione molto forte del nuovo gruppo, però questo non esclude che anche in altri paesi si possano sfruttare altre opportunità. Lo scorso anno con il marchio Napolina siamo entrati, ad esempio, nel mercato australiano dal quale stiamo ottenendo ottimi riscontri. È la testimonianza del fatto che il prodotto made in Italy, se rispecchia particolari caratteristiche di tracciabilità, può avere successo in tutto il mondo.

Parliamo allora di territorio e di fornitori: Princes ha legato la propria filiera a una cinquantina di cooperative fidelizzate e non soltanto della provincia di Foggia, oltre alla sostenibilità sociale, economica e ambientale della filiera 100% Made in Capitanata. Ritiene che si dovrà allargare la rete dei fornitori per venire incontro agli obiettivi posti da Newlat?

In questi anni sono venute a bussare alla nostra porta diverse cooperative anche del Nord: la rispettabilità del nostro gruppo, la puntualità nei pagamenti, l’affidabilità per tutto quel che riguarda i rapporti commerciali e il modo in cui noi consideriamo la qualità del pomodoro e la premiamo, se le operazioni vengono fatte nel modo in cui noi chiediamo, tutto questo porta a un successo delle relazioni. Ci propongono anche dall’Emilia Romagna di venire a fornirci il loro prodotto. Ma per il momento diciamo grazie, preferiamo restare in Puglia: secondo noi il valore del pomodoro pugliese è più importante, la nostra priorità sarà comunque quella di mantenere la specificità della nostra produzione sul pomodoro pugliese perchè ci sono al suo interno valori intrinseci di qualità e di capacità di coltivare in Puglia, difficilmente riscontrabili in altre zone. D’altra parte noi alla fine per le nostre necessità abbiamo bisogno di prodotto pari al pomodoro coltivato su 2mila ettari, gli ettari in Puglia dedicati a questa coltivazione sono circa 18mila dunque riteniamo che vi sia ancora spazio per rimanere all’interno del territorio. 

Aumentare la produzione comporterà comunque un’espansione del portafoglio-fornitori, in una provincia dove la presenza del caporalato è ancora molto forte. Ritiene che questo aspetto non possa ostacolare la necessità di acquisire comunque nuovo prodotto?

Assolutamente, non potremo mai derogare ai nostri principi che sono la precondizione necessaria per promuovere e sviluppare questo tipo di mercato. Tra l’altro ho letto una notizia che vorrei appurare meglio, devo infatti rilevare con rammarico che sono sempre meno le cooperative agricole che aderiscono alla Rete del lavoro agricolo di qualità. E questo, a mio avviso, testimonia il fatto che possano essere messi in secondo piano requisiti che per noi invece rappresentano la priorità assoluta, altrimenti ne va dell’immagine del Made in Italy.

La Rete del lavoro agricolo in realtà non è mai decollata, vi ha aderito forse l’1% delle cooperative agricole.

Lo strumento è molto valido, che poi non venga applicato nel modo migliore può essere un problema. Ma questo ritengo sia un’occasione per alzare la voce ancora una volta e attirare l’attenzione su un tema cruciale.

La Rete del lavoro agricolo in realtà la state convogliando voi.

Alla base c’è la consapevolezza da parte delle cooperative che aderiscono alla nostra proposta di rendersi trasparenti e di essere esposte anche a controlli delle autorità competenti, senza per questo il timore di essere beccati in fallo in un certo senso. Determinati modi di lavorare in questo comparto esistono purtroppo.  

Tra gli obiettivi di Newlat c’è la possibilità dichiarata di “raddoppiare l’offerta di categorie dei propri prodotti verso i clienti” diventando una delle principali aziende multimarca e multiprodotto d’Europa. Per il vostro gruppo è una sfida soltanto sui volumi commerciali e industriali, oppure la configurazione di una nuova metodologia di mercato?

È un’occasione unica, il fatto di potersi presentare ai clienti con un focus così particolare sui prodotti che appartengono alla dieta Mediterranea e italiana più nello specifico, è un plus invidiabile che poche aziende e pochi gruppi credo si possano permettere. Questo credo che trasmetterà al gruppo New Princes un vantaggio competitivo unico e gli permetterà di aprire porte commerciali in parecchi paesi all’estero.

Oltre ai pregi riguardanti la vocazione produttiva del territorio e la capacità di fare impresa, tra i punti di criticità sollevati sul territorio, lei ha sempre posto l’accento sulle difficoltà della logistica in un territorio dotato di un porto industriale ma non ancora infrastrutturato per le vostre esigenze e di un aeroporto non progettato per ospitare aerei cargo delle dimensioni utili a trasferire i volumi produttivi destinati nel Regno Unito. Opportunità che farebbero ridurre – e di quanto stimabile – i costi di produzione e che potrebbero ora accelerare il processo di integrazione nei nuovi sistemi industriali e commerciali di Newlat? 

Il gap infrastrutturale del nostro territorio è sicuramente un settore disincentivante per lo sviluppo imprenditoriale, ma noi abbiamo per fortuna un nostro mercato. Quando parlo di gap mi riferisco alla possibilità di poter disporre, in un momento come questo per noi così rilevante, di soddisfare una domanda così forte della Puglia. Sono tutte opportunità che noi potremmo sfruttare molto di più di quanto non facciamo già oggi con infrastrutture diverse.

I 3mila container che inviamo ogni anno in Inghilterra potremmo trasferirli dal porto di Manfredonia

Quindi va da sé che se i 3mila container che inviamo ogni anno in Inghilterra potremmo trasferirli dal porto di Manfredonia, noi in termini di costi non soltanto risparmieremmo sul piano economico le spese per il trasferimento dalla provincia di Foggia al porto di Salerno o Napoli, ma ne guadagneremmo sul piano ambientale, in termini di CO2. Avremmo un ritorno anche in termini di sicurezza, tremila Tir in meno inquinerebbero e intaserebbero di meno le nostre autostrade. Così come pure uno sviluppo e l’incentivazione del trasporto intermodale per l’Europa continentale non potrebbe far altro che stimolare ancor di più il successo che i prodotti e le eccellenze agroalimentari pugliesi riscuotono già nel mondo. Stiamo viaggiando con il freno a mano, senza del quale potremmo andare molto più veloce. 

Le potenzialità della Daunia agricola sono note, Princes coltiva da tempo l’idea di sottolinearne le capacità di mercato e storico-produttive. Il piano sta per andare in porto?

Certamente sì. Le varie classifiche sulla qualità della vita della provincia di Foggia non rendono giustizia alle qualità e capacità del territorio. Tutta la Capitanata è già una zona agricola di eccellenza, ma forse in pochi sanno che qui si registra il più alto numero di ettari coltivati per abitante d’Europa e, oltre a questo, c’è un’eccellenza storica legata alla capacità di coltivare questo territorio particolarmente favorevole anche grazie alla relativa vicinanza alla costa. Veniamo al nostro progetto: come Princes stiamo lavorando a un’iniziativa con Ambrosetti che si concretizzerà il prossimo 26 giugno a Bari, in un incontro a Bari a Villa Romanazzi Carducci, con l’obiettivo di mettere insieme tutte le eccellenze pugliesi e provare a mettere su un brand Puglia. La Capitanata gioca in questo un ruolo fondamentale, rispetto ad altre aree come il Salento e Bari-Bat: basterebbe ricordare che la gran parte delle coltivazioni acquistabili attraverso i canali dalla Grande distribuzione organizzata provengono da Foggia, tutte le grandi catene di distribuzione si riforniscono da questa provincia, ma quasi nessuno forse lo sa. Credo che sia arrivato il momento di evidenziarlo. 

Seguici anche su Instagram – Clicca qui

Ricevi gratuitamente le notizie sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come

Tags: Princes
Articolo precedente

Campo largo sconfitto a San Severo, Masucci: “Abbiamo fatto il massimo, centrodestra compatto al ballottaggio”

Articolo successivo

Ataf Foggia, si libera il piazzale dell’azienda. Vanno all’asta per la rottamazione 42 vecchi bus

Articoli correlati

Foggia in marcia per Stefania, il grido dei figli dopo il femminicidio: “Mai più una madre uccisa nel silenzio”

Gisella Naturale

Braccianti costretti ad assumere farmaci e alcol per lavorare nei campi, Naturale (M5S): “È schiavitù”

Pugliapromozione, nuovo sequestro da 1,3 milioni: nel mirino stipendi e pagamenti fuori busta ai dirigenti

I clan foggiani puntano sul Molise: interdittive antimafia a ristoranti, sale giochi e concessionarie

Antonio De Sabato

Docufilm su Federico II, De Sabato: “Capitanata assente dal racconto dello Stupor Mundi, ora candidatura Unesco”

Domenico Centrone e Dina Alberizia

Attivista foggiana ancora detenuta in Libia: slitta il rientro di Dina Alberizia e Domenico Centrone

Ultime Notizie

Gisella Naturale
Cronaca

Braccianti costretti ad assumere farmaci e alcol per lavorare nei campi, Naturale (M5S): “È schiavitù”

La senatrice interviene dopo le dichiarazioni dell'attivista Soumaila Diawara sul ghetto di Borgo Mezzanone. Chiesti controlli e approfondimenti da parte...

Tragedia sulla strada a Manfredonia, 15enne indagato per omicidio stradale dopo la morte di Antonio Sinisi

Pugliapromozione, nuovo sequestro da 1,3 milioni: nel mirino stipendi e pagamenti fuori busta ai dirigenti

Liste d’attesa, la Puglia migliora ma resta tra le regioni in ritardo: oltre la metà delle prestazioni fuori dai tempi previsti

I clan foggiani puntano sul Molise: interdittive antimafia a ristoranti, sale giochi e concessionarie

Antonio De Sabato

Docufilm su Federico II, De Sabato: “Capitanata assente dal racconto dello Stupor Mundi, ora candidatura Unesco”

Quotidiano online registrato presso il Tribunale di Foggia, n. 3/2014 Società editrice: iMEDIA srls P.IVA 03942360714

  • Cookies policy
  • Privacy Policy
IMPOSTAZIONI PRIVACY

Copyright © 2026

No Result
View All Result
  • Cronaca
  • Inchieste
  • Politica
  • Sanità & Salute
  • Turismo
  • Cultura
  • Sport
  • Puglia
    • Bari
    • Bat
    • Cerignola e 5 Reali Siti
    • Foggia
    • Gargano
    • Grande Salento
    • Manfredonia
    • Lucera e Monti Dauni
    • Regione Puglia
    • San Severo e Alto Tavoliere

Copyright © 2024