Questa mattina la celebrazione del vescovo uscente Vincenzo Pelvi riservata agli amministratori e ai dipendenti del Comune di Foggia.
La tradizionale celebrazione riservata agli amministratori e dipendenti comunali a Palazzo di Città alla vigilia delle festività natalizie quest’anno è diventata anche il congedo di Pelvi dalla comunità di cui è stato Pastore eucaristico per 9 anni. Presenti – tra gli altri – la sindaca Maria Aida Episcopo, la presidente del Consiglio comunale Lia Azzarone, gli assessori Alice Amatore, Giulio De Santis, Davide Emanuele, Lorenzo Frattarolo, Daniela Patano e consiglieri comunali di diversi schieramenti, hanno ascoltato attentamente l’omelia letta dal presule, un invito alla “buona politica” a sapere indicare “la strada per il futuro”. La riportiamo integralmente, accogliendo l’accorato invito e ringraziando mons. Pelvi per quanto fatto per la comunità foggiana in anni difficili, ma nei quali è sempre stato un prezioso riferimento per ognuno di noi.

“Carissimi,
la passione per l’umano è in grave difficoltà. Basti notare le relazioni familiari e quelle della convivenza sociale profondamente logorate.
La diffidenza tra singoli e popoli si nutre di una smodata ricerca del proprio interesse e di una competizione esasperata, che non rifugge dalla violenza. Respiriamo quell’anticultura dell’indifferenza nutrita dalla prepotenza del potere e del successo.
Purtroppo stiamo rimpiccolendo la storia nostra e quella degli altri. C’è un ripiegamento della vita pubblica verso particolarismi e corporativismi, un ritorno a scelte istintive, linguaggi aggressivi intrisi di violenza. Rischiamo di creare uno scontro tra sentimenti e princìpi di umanesimo con la perdita di riferimenti ai valori collettivi.
Noi non vogliamo un mondo piccolo, dove gli uni cacciano gli altri, dimostrando di non avere alcuna strategia, né cuore, né intelligenza e saggezza. Ne consegue l’appello a lavorare uniti per il bene comune. Tutti, giovani e adulti, siamo cittadini e abbiamo una vocazione al servizio del bene comune. Orizzonte e fine di questa vocazione è la buona politica, amica delle persone, inclusiva, che non lascia ai margini nessuno, ma tiene il timone fisso nella direzione del bene di tutti. Ogni offerta politica non può identificare nemici da guardare come ostili. Abbiamo bisogno di uno spazio libero da parole cattive e dalla tecnica della chiusura e della derisione dell’avversario. L’impegno concreto e responsabile in politica non è potere, ma quasi un martirio quotidiano per cucire reti d’incontro e solidarietà. Torniamo alla politica della verità e non perdiamo la speranza, recuperando il bene comune dei cittadini. Anche perché la politica non è un incontro tra uguali, ma la convivenza e la comprensione tra persone diverse, che possono raggiungere obiettivi comuni.
Una buona politica deve sapere indicare la strada del futuro, cercando di governare senza creare disuguaglianza e discriminazione. Ciò implica che gli stessi politici siano capaci di governare sé stessi, le proprie debolezze, così da acquisire autorevolezza e ottenere quella virtù che si chiama gentilezza e coerenza. Prima dei nostri doveri quotidiani e delle nostre attività, soprattutto prima dei ruoli che rivestiamo, occorre riscoprire il valore delle relazioni, e cercare di spogliarle dai formalismi, di animarle di spirito evangelico, anzitutto ascoltandoci a vicenda senza pregiudizi, con apertura e sincerità. Ascoltare è diverso da udire. Camminando per le strade della nostra città possiamo udire molte voci e molti rumori, eppure generalmente non li ascoltiamo, non li interiorizziamo e non ci restano dentro. Una cosa è semplicemente udire, un’altra cosa è mettersi in ascolto, che significa anche ‘accogliere dentro’.
A questo proposito vorrei ricordare le “beatitudini del politico” proposte dal cardinale vietnamita Nguyen Van Thuan:
Beato il politico che ha un’alta consapevolezza e una profonda coscienza del suo ruolo.
Beato il politico la cui persona rispecchia la credibilità
Beato il politico che lavora per il bene comune e non per il proprio interesse.
Beato il politico che si mantiene fedelmente coerente.
Beato il politico che realizza l’unità.
Beato il politico che è impegnato nella realizzazione di un cambiamento radicale.
Beato il politico che sa ascoltare.
Beato il politico che non ha paura.
L’augurio è che il rinnovo delle funzioni elettive costituisca un’occasione per tornare al rispetto di quei diritti umani fondamentali, che sono doveri reciproci. Come ricorda don Primo Mazzolari: “La città non ha soltanto bisogno di case, strade, acquedotti e marciapiedi… ma ha bisogno anche di una maniera di sentire, di vivere, una maniera di guardarsi, una maniera di affratellarsi, una maniera anche di condannare il male”.










