Rinviato a febbraio il processo sulla presunta “Tangentopoli” al Comune di Foggia. Imputati l’ex sindaco Franco Landella e alcuni ex amministratori. Oggi doveva essere sentito Luca Azzariti, l’imprenditore che avrebbe subito pressioni da Landella relativamente all’appalto della pubblica illuminazione. Il politico è accusato di aver compiuto “atti idonei in modo non equivoco a costringere Luca Azzariti, agente per conto della società Gi.One spa a consegnargli denaro, richiedendogli dapprima 500mila euro e poi 300mila euro”.
Stamattina in tribunale il teste non si è potuto presentare per motivi personali perciò l’udienza è stata rinviata a fine febbraio. Nel frattempo, il difensore dell’ex sindaco, l’avvocato Roberto Sisto ha sollevato una questione relativa alle intercettazioni del caso Azzariti. Secondo il legale, le conversazioni tra imprenditore e imputato sarebbero avvenute prima della Legge Bonafede e l’iscrizione di Landella nel registro degli indagati per questa vicenda sarebbe antecedente all’entrata in vigore della norma. Quindi le intercettazioni, stando al legale, sarebbero inutilizzabili.
Ricordiamo che nel 2019 l’ex ministro della Giustizia Bonafede ampliò la sfera d’utilizzo delle intercettazioni nei procedimenti per reati contro la pubblica amministrazione, anche mediante dispositivi elettronici portatili (come ad esempio i trojan). Il giudice si è riservato e si esprimerà nell’udienza di febbraio.
A processo figurano Franco Landella, la moglie Daniela Di Donna, l’imprenditore Paolo Tonti, gli ex consiglieri comunali Dario Iacovangelo, Antonio Capotosto e l’ex presidente del Consiglio comunale Leonardo Iaccarino. Tra gli altri, il dipendente comunale Giuseppe Melfi, l’imprenditore Francesco Landini, Giada Pirazzini, Donatella Iaccarino, Giuseppe Casparrini e Potito Casparrini. Hanno patteggiato Marianna Tucci (un anno e 3 mesi) e Davide Saurino (un anno). Stralciata la posizione di Michele De Carlo, per lui fascicolo autonomo e giudizio separato.
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