Conferenza stampa dell’ex sindaco di Manfredonia, Gianni Rotice dopo la sfiducia firmata da 14 consiglieri comunali. “Non sapevo nulla ma vedevo già le notizie sui giornali – ha esordito -. Dietro c’era qualcosa di organizzato?”. Una domanda nonsense, Rotice voleva un telegramma dai firmatari prima che questi ultimi si recassero dal notaio? E se i giornalisti l’hanno scoperto che problema c’è?
Ma andiamo oltre: Rotice ha parlato genericamente delle difficoltà riscontrate durante il suo governo dando la colpa all’eredità del passato, una cantilena che ripete fin dal suo insediamento. Ha poi fatto cenno al bilancio con le sue criticità e all’impegno nell’ambito dei servizi sociali.
Senza alcuna vergogna, l’ex sindaco ha evidenziato la sua lotta all’abusivismo, proprio lui che possiede una villa fuorilegge a Siponto. Per non parlare delle serate abusive in piazza Maestri d’Ascia e del Titanic installato contro ogni norma nel fossato del castello.
Sui lavori pubblici, settore che ha visto la girandola di ben tre assessori in 20 mesi, Rotice ha parlato di “interventi per dare ordine alla città grazie ad Enel e Aqp. Visto lo scioglimento per mafia abbiamo fatto di tutto per essere il più attenti possibile alla gestione”.
Riguardo ai servizi cimiteriali, l’ex sindaco ha lanciato frecciatine all’assessore Libero Palumbo: “Rapporto pessimo con i consiglieri e lamentele dei cittadini”. Poi una pesante accusa: “Su un tavolo dell’amministrazione è spuntata una proposta per fare un forno crematorio a Manfredonia a mia insaputa. Un giorno ho ricevuto una telefonata di Michelangelo Basta (membro di Forza Italia e padre dell’ex vicesindaco Giuseppe, ndr) che mi ha detto: ‘Vedi che c’è un’azienda che ti vuole parlare di questa cosa’. Mi volete spiegare cosa sta succedendo? Sono scomodo perché non accetto ricatti politici? Perché voglio la trasparenza? Su di me è stato gettato solo fango. Forse sono quello con meno conflitti d’interessi in tutta la città”.
E ancora: “Non si è mai parlato del bene di Manfredonia, ma di deleghe. Da quelle a Giuseppe Basta e Antonio Vitulano fino all’allontanamento di Stefano Pecorella (ex membro dello staff di Rotice, ndr)”.
Fino alla crisi che “si è consumata in perfetta festa patronale – ha ricordato -, mai nella storia. Quattro consiglieri di Forza Italia, coordinati da Michelangelo Basta e Giandiego Gatta hanno deciso di firmare la sfiducia. Ma per dimostrare cosa? Per saldare il conto con Gianni Rotice? Non si è pensato ai prossimi nove mesi di assoluta instabilità? I commissari manderanno in tilt la città, come è già successo”. A Manfredonia, infatti, si tornerà a votare a maggio, in concomitanza con le elezioni europee.
Infine, ancora Rotice contro giornalisti e Gatta: “Sono stato preso di mira da una campagna denigratoria micidiale. Gatta è stato votato per rappresentarci a Roma, non per fare accordi per far cadere questa amministrazione. Non si fa così. Noi siamo stati leali”. Ma l’ex sindaco ha dimenticato di aver voltato le spalle lui per primo a Forza Italia – il partito che lo portò alla vittoria – appoggiando un candidato leghista alle scorse Provinciali. “Senza il partito sarebbe arrivato quarto alle Comunali”, ha ricordato nelle scorse ore Gatta.
“Io sono ancora sindaco perché le dimissioni dei 14 consiglieri non sono state ancora protocollate – ha poi concluso con un insensato coup de theatre -, quindi mi dimetto e invito la città e tutte le forze politiche per bene a condividere un progetto, lasciando fuori chi vuole il male di Manfredonia”.
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