Continua la tragicommedia in casa Rotice. In un recente post su Facebook, il sindaco parla di “fake news” sul suo conto. Da qui sorgono alcune domande: è una bufala la presenza di una villa abusiva di sua proprietà a Siponto? È una bufala la sua richiesta di legittimazione presentata nonostante una diffida a demolire e un documento del dirigente comunale Antonicelli che evidenziava l’esistenza di opere fuorilegge? È una bufala che la pratica sulle legittimazioni dei Polder di Siponto sia stata affidata ad Elisabetta Santoro, moglie del nipote del sindaco? Rotice ormai non sa più che pesci pigliare e difende l’indifendibile, come se documenti comunali e rilievi catastali non esistessero. Fa persino credere che la Regione sia un ente adibito a “sanare” le opere abusive. Inoltre non risponde ad un’altra questione: perché rincorre la legittimazione se non è un erede del Consorzio di Bonifica? Solo loro, infatti, avrebbero diritto a svolgere tale procedura. E comunque il suo Polder, trasformato in una villa con maxi recinzione, modifiche al tetto e persino l’installazione di pannelli in amianto non avrebbe alcuna possibilità di ottenere il via libera anche perché situato in un’area sottoposta a vincoli paesaggistici e culturali. L’assessora ai Lavori Pubblici, Lucia Trigiani si è dimessa per un immobile abusivo sempre a Siponto.
La moglie del nipote
Ma l’ultima panzana di Rotice riguarda la moglie del nipote che, nonostante un evidente conflitto di interessi, ha ottenuto l’incarico per “l’espletamento delle attività istruttorie relative alla legittimazione demanio paludi sipontine”. Alla professionista 12.500 euro per il lavoro. Le circostanze bizzarre sono almeno tre: innanzitutto la parentela che crea il conflitto d’interessi, poi il fatto che l’incarico sia stato affidato il 30 dicembre 2022, mentre tutti si apprestavano a festeggiare il Capodanno, la terza è che ora si scopre che a tre mesi dall’incarico, il 31 marzo di quest’anno, l’ingegnera Santoro ha firmato una dichiarazione di assenza di conflitto d’interessi “tranne che per la pratica prot. N. 24547 dell’11 luglio 2018 (quella del sindaco, ndr), per la quale si asterrà da ogni visione e valutazione della documentazione presentata”. E se ne accorgono dopo tre mesi? Ma soprattutto, perché non c’è traccia di tutto questo sulla determina di Capodanno?
Rotice scrive che l’ingegnera Elisabetta Santoro è una “stimata professionista che ha avuto modo di lavorare con l’amministrazione comunale già dal lontano 2009, con incarichi sotto le amministrazioni Campo e Riccardi“. Ma dimentica di dire che all’epoca non era imparentata con il sindaco in carica. Dal Comune hanno prodotto una pec di facciata per sistemare le carte, ma comunque Santoro si occuperà della questione tracciando un iter amministrativo che terrà dentro, inevitabilmente, anche il Polder 20 del sindaco. Come mai gli organi inquirenti sono così assenti? La Guardia di Finanza non sente il dovere di fare degli accertamenti? Qualcuno può verificare se il contratto che ha firmato la Santoro preveda una postilla sul fatto che il Polder 20 non sarà valutato o quella Pec è solo una pezza per mettere a posto le carte?
La reazione di Rotice e i “veri problemi”
Nel frattempo, il sindaco se la prende con la consigliera d’opposizione Maria Teresa Valente che ha tirato fuori il “caso Santoro” durante l’ultimo Consiglio comunale. “Da scafata attrice melodrammatica – scrive il primo cittadino su fb -, ha tentato di riproporre una questione solo a lei, evidentemente, tanto cara: il conflitto di interessi del sindaco”. Poi Rotice, dopo aver evidenziato il fatto che l’ingegnera ha dichiarato di astenersi dalla valutazione sulla sua villa abusiva, conclude: “Anziché pensare ai veri problemi che affliggono la città ed i cittadini, si ritiene più opportuno sprecare tempo ed energie per una perenne ed infruttuosa caccia alle streghe nei riguardi del sottoscritto, attraverso una campagna mediatica di diffamazione persecutoria e pericolosa dal punto di vista della crescita di tensioni sociali in città che si protrae ininterrottamente da un anno e mezzo e colpisce non solo me ma l’amministrazione comunale, la tecnostruttura e professionisti di comprovata onorabilità ed esperienza”.
Ennesimo tentativo di Rotice di minimizzare: per il sindaco i “veri problemi” sarebbero altri, eppure la vicenda degli abusivismi a Siponto fu inserita dalla Commissione d’accesso agli atti tra le motivazioni che portarono allo scioglimento per mafia del Comune di Manfredonia meno di quattro anni fa. Ma lui si guarda bene dal ricordarlo.
Infine, ricordiamolo, la vicenda del Polder è solo una delle tante anomalie in casa Rotice: altre questioni, già trattate da l’Immediato, riguardano il Manfredonia Calcio, la pubblica illuminazione, l’Ase, l’associazione (svanita nel nulla) “Io sono Partita Iva” e il legame del sindaco con la sorella del boss garganico Scirpoli.
Seguici anche su Instagram – Clicca qui












