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Home - Mafia Gargano, giustiziato nel ristorante. Pentito rivela: “Killer si arrabbiò per la presenza di bambini”

Mafia Gargano, giustiziato nel ristorante. Pentito rivela: “Killer si arrabbiò per la presenza di bambini”

Di Francesco Pesante
26 Maggio 2023
in Cronaca
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Nuova udienza del processo per l’omicidio di Omar Trotta, il viestano ucciso nella sua bruschetteria a luglio del 2017. Imputati davanti alla Corte d’Assise di Foggia, Angelo Bonsanto, 32enne sanseverese e Gianluigi Troiano, 30enne di Vieste, quest’ultimo latitante da fine 2021, difesi rispettivamente dagli avvocati Marinelli e Vescera.

Oggi tappa importante del procedimento penale con l’ascolto del pentito Danilo Della Malva, 37enne viestano detto “U’ Meticcio”, ex membro del clan Lombardi-Scirpoli-Raduano sgominato nell’operazione “Omnia Nostra”.

Della Malva, incalzato dai pm della Dda Cardinali e Silvestris, ha ribadito quanto già verbalizzato in precedenza, ma con qualche contraddizione. L’uomo, imputato in “Omnia Nostra” anche per aver preso parte all’organizzazione dell’omicidio Trotta, disse inizialmente che la pistola usata per l’agguato venne portata dai killer, oggi invece ha spiegato che fu fornita ai sicari dal mattinatese Antonio Quitadamo detto “Baffino”, anche lui collaboratore di giustizia.

Altra incongruenza sugli orari: Della Malva ha riferito che i killer, “ospitati” dal clan in un’abitazione di Vieste, si avviarono alle 12:30 per recarsi presso la bruschetteria, ma l’omicidio avvenne intorno alle 14 e la distanza tra il locale e la base dove si nascondevano gli assassini è di soli quattro minuti. 

Il pentito ha inoltre aggiunto alcuni elementi di novità: ha infatti detto che, subito dopo l’omicidio, Matteo Lombardi, uno dei boss del clan, e Antonio Quitadamo avrebbero portato i killer ad un “punto di incontro” dove erano attesi da chi li avrebbe accompagnati a casa lontano da Vieste. 

Vago su Bonsanto, Della Malva lo ha riconosciuto in una delle foto mostrategli oggi in udienza ma ha anche ammesso di non aver mai visto il sanseverese né prima né dopo l’agguato in bruschetteria. “L’ho conosciuto solo in quella occasione”. Ha anche dichiarato che l’imputato farebbe parte del clan Moretti di Foggia, alleato proprio dei Lombardi-Scirpoli-Raduano.

Il pentito ha inoltre confermato che Troiano avrebbe fatto da esca e che Bonsanto si sarebbe arrabbiato con quest’ultimo perché non gli riferì della presenza di bambini nel locale. Al momento dell’omicidio Trotta, infatti, c’era la figlioletta della vittima sul seggiolino.

Infine, Della Malva ha confermato l’organigramma del clan spiegando che inizialmente c’era una sorta di alleanza con i Li Bergolis-Miucci-Lombardone, spezzata da alcune frizioni nella malavita garganica oggi divisa tra il potente gruppo dei montanari e, appunto, il clan guidato da Matteo Lombardi, Francesco Scirpoli e Marco Raduano.

A sinistra, Raduano; a destra, Bonsanto e Troiano, sotto, Quitadamo e Della Malva

A giugno il prossimo appuntamento con il processo: prevista l’audizione del perito che ha trascritto le intercettazioni. A settembre, invece, spazio ad altri collaboratori di giustizia, sono attese le testimonianze di Antonio Quitadamo e del viestano Orazio Coda, tutti ex membri del clan Lombardi-Scirpoli-Raduano.

Per la morte di Trotta sono sospettati anche il boss viestano Marco Raduano detto “Pallone”, presunto mandante, latitante dal 24 febbraio scorso dopo la fuga dal carcere di Nuoro, il mattinatese Antonio “Baffino” Quitadamo che avrebbe fornito l’arma a Bonsanto e lo stesso Della Malva che avrebbe dato assistenza logistica ai killer. I tre sono imputati nel processo abbreviato “Omnia Nostra” davanti al gup di Bari e per loro c’è già stata una richiesta di condanna da parte dell’accusa che ha invocato l’ergastolo per Raduano (anche per altri reati), mentre 8 anni e 8 mesi di reclusione per Quitadamo e Della Malva sui quali è stata considerata l’attenuante della collaborazione con la giustizia.

Bonsanto è ritenuto dall’accusa l’esecutore materiale dell’agguato mentre Troiano è sospettato di aver indicato la vittima ai killer fornendo loro una fotografia. I due imputati sono a piede libero per l’omicidio Trotta, ma mentre Bonsanto è comunque recluso per altre vicende, il secondo è ormai un fantasma da un anno e mezzo. Stando all’impianto accusatorio, il commando avrebbe agito per vendicare la morte di Gianpiero Vescera, parente di Raduano. (In foto, Bonsanto e Troiano; sotto, Della Malva)

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Tags: Angelo BonsantoGianluigi Troianomafia GarganoOmar Trottaomicidio trotta
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