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Home - Mafia, omicidio del pizzaiolo foggiano: i pentiti e un video aggravano la posizione del “morettiano” Albanese

Mafia, omicidio del pizzaiolo foggiano: i pentiti e un video aggravano la posizione del “morettiano” Albanese

Di Francesco Pesante
31 Gennaio 2023
in Cronaca
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Verso la chiusura uno dei processi più rilevanti contro la mafia foggiana. Alla sbarra c’è Giuseppe Albanese alias “Prnion”, 42enne membro della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza. L’uomo è accusato dell’omicidio del pizzaiolo Rocco Dedda, assassinato il 23 gennaio 2016 all’interno della sua abitazione in via Capitanata, dinanzi allo sguardo atterrito dei familiari. Un omicidio da inquadrare nella guerra di mafia in corso in quel periodo tra i Moretti e il clan Sinesi-Francavilla. 

Il processo di primo grado si sta svolgendo nella Corte d’Assise di Foggia (giudice Talani) dove è stato sentito l’ultimo teste della difesa chiamato per analizzare le celle telefoniche che avrebbero incastrato Albanese. A fine marzo la prossima udienza per dichiarare formalmente chiusa l’istruttoria dibattimentale. La sentenza dovrebbe arrivare entro l’estate a meno che non vengano ammesse nuove prove. Albanese, in videoconferenza dal carcere di Parma, si dice innocente ma su di lui pesano i filmati della videosorveglianza e alcune dichiarazioni rilasciate agli inquirenti da tre pentiti.

In foto, la scena del delitto; nei riquadri, un frame del video, Albanese e Dedda

L’imputato sarebbe, secondo l’accusa (pm della Dda Bruna Manganelli), uno dei due killer ripresi dalle telecamere quel giorno di 7 anni fa. I filmati vennero diffusi dalla squadra mobile nella speranza che qualcuno riconoscesse gli uomini immortalati. 

Furono i collaboratori di giustizia Raffaele Bruno e Pietro Antonio Nuzzi ad affermare di aver riconosciuto Albanese. Nuzzi, pentito di Altamura, disse di averlo saputo in carcere da un affiliato dei Moretti. Anche Carlo Verderosa, uno dei pentiti più recenti, ha rilasciato dichiarazioni scottanti spiegando di aver consegnato ad Albanese lo scooter usato per l’agguato a Dedda e avrebbe aggiunto che lo stesso imputato gli confidò di aver preso parte all’omicidio. 

Di parere contrario la difesa che fa leva sul fatto che nessun agente, pur conoscendo Albanese, l’ha riconosciuto nei filmati. Complicata anche l’analisi antropometrica data la scarsa qualità del video. C’è però il telefonino ad inguaiare l’imputato: l’uomo avrebbe ricevuto telefonate proprio mentre si trovava sulla via di fuga. 

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Tags: Mafia Foggia
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