Bonifici girati dalle coop di famiglia al cognato di Soumahoro in Ruanda. Al setaccio movimenti sospetti

Si allarga l’inchiesta sulle cooperative riconducibili a suocera e moglie del deputato di Alleanza Verdi-Sinistra. Nel frattempo il sito “Dagospia” si scatena con la satira

Il sito satirico “Dagospia” scatenato sul caso Soumahoro, il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra finito sui giornali dopo le inchieste sulle coop di famiglia. Da “Soumahoro colato” a “Non è tutto Soumahoro quello che luccica” fino a “Non so fascio ma so fashion”, i giochi di parole si sprecano. C’è persino un fotomontaggio che lo ritrae con il pugno alzato e una borsa di Louis Vuitton in bella mostra, riferimento alle passioni modaiole della coniuge Liliane Murekatete.

Intanto, i quotidiani nazionali hanno tirato fuori un’altra vicenda controversa. Su “Domani” si legge che le indagini della Guardia di Finanza sulle due cooperative Karibu e Consorzio Aid, gestite dalla suocera del parlamentare Marie Therese Mukamitsindo e dalla moglie hanno finora mappato solo i finanziamenti pubblici per milioni ottenuti dal 2018 al 2020, per capire se sono stati spesi o meno secondo le regole. Ora i militari dovranno setacciare pure bonifici, entrate e uscite degli ultimi due anni durante i quali il conto economico delle attività di famiglia è precipitato, provocando la crisi che ha portato 26 lavoratori a cui non venivano pagati gli stipendi per 400mila euro (“è colpa degli enti che a loro volta sono indietro con le erogazioni”, risponde Mukamitsindo) a rivolgersi al sindacato UilTucs, che ha fatto scoppiare il caso sui giornali.

Come ha anticipato La Verità, indagata da tempo con l’ipotesi di malversazione è per ora la suocera del deputato, presidente del cda della Karibu. Ma gli inquirenti stanno vagliando altre posizioni, per capire eventuali illeciti di altri consiglieri (anche la moglie di Soumahoro sedeva nel cda) e soggetti che hanno gestito negli anni le realtà no profit. Come Richard Mutangana, altro figlio della fondatrice e cognato di Soumahoro. Mutangana si presentava come direttore dei progetti della Karibu, coop specializzata in progetti per l’accoglienza dei richiedenti asilo sul territorio pontino.

Quello del fratello della moglie del deputato è un nome che ricorre spesso nelle carte della Gdf di Latina, che ha analizzato i conti della Karibu ed enti satelliti. Scoprendo che denari pubblici finivano anche su un conto in Ruanda, riferibile a Mutangana (che ad oggi non risulta indagato), e che oltre a lavorare nella cooperativa aveva messo in piedi in Africa altre attività.

Nel suo profilo LinkedIn l’uomo risulta manager dell’associazione Jambo Africa, che si occupa di promozione sociale, ma gli ex dipendenti di Karibu – sentiti da Domani – ricordano anche altre iniziative. “Nel 2018 eravamo già in forte difficoltà. La coop ritardava i pagamenti, e alcuni colleghi non riuscivano a pagare più nemmeno le rate dell’auto. A luglio Liliane Murekatete conosce Soumahoro durante un’iniziativa pubblica. Cercammo di approfittarne per parlargli della nostra situazione, ma non ne abbiamo avuto la possibilità. Proprio in quell’anno, però, scopriamo che Mutangana aveva aperto un ristorante a Kigali, in Ruanda”, dice un’ex dipendente.

Su Tripadvisor esiste un ristorante a Kigali che si chiama “Gusto italiano”: è proprio il fratello di Liliane a caricare le foto delle prelibatezze preparate dagli chef, come il filetto di pesce agli spinaci e il pollo arrostito, e a mostrare le immagini della piscina. “Ottimo ristorante, adatto anche ad eleganti aperitivi all’aperto, personale gentile ed accogliente e la miglior pizza di Kigali”, si legge in una recensione. Tra chi ha messo like sul profilo del resort ci sono anche alcuni ex dipendenti della Karibu.

Al numero di telefono del ristorante non risponde nessuno, e inutili sono stati anche i tentativi di contattare il titolare via social. Domani voleva chiedere della decisione di occuparsi di un locale in Ruanda mentre era dipendente della Karibu, e il perché dei denari accreditati dalla cooperativa su un conto africano a lui riferibile.

Sappiamo, però, che Mutangana è pure il manager di Kiwundo Entertainment, una realtà che organizza serate live, karaoke, concerti e visione di partite di calcio nell’ampio giardino del ristorante ruandese. Il primo post caricato sui social risale al luglio 2018. In un video dell’agosto 2019 viene presentata una serata con lo slogan “Don’t miss”, non perdertela. Nel video gli ospiti ballano in piscina, una coppia si diletta a bordo vasca e i camerieri portano delizie ai tavoli.

Al tempo la notizia dell’apertura del ristorante del figlio della presidentessa non piacque a chi non riusciva a ottenere il pagamento degli stipendi dalla Karibu. “Noi non vedevamo un soldo, mentre veniva aperto un locale dall’altra parte del mondo”, conclude l’ex dipendente.

Abbiamo provato a chiedere alla moglie di Soumahoro se il fratello incassasse bonifici in Africa come pagamento dello stipendio per il suo lavoro in cooperativa, o se i bonifici fossero di altra natura. “Non faccio più parte della Karibu. Sarebbe opportuno rivolgersi direttamente alla legale rappresentante, la dottoressa Marie Terese Mukamitsindo (la madre, ndr) per tutti i chiarimenti”, ci scrive Murekatete, che dalle visure camerali risulta però ancora consigliera di Karibu.

La suocera di Soumahoro, contattata, invece spiega: “Mutangana è mio figlio ma non ha ruoli direttivi nella Karibu. Richard ha lavorato come un dipendente normale nella nostra cooperativa, si occupava di informatica per il nostro server: il suo impegno è durato tre anni”, dice Mukamitsindo. Però in varie interviste Mutangana si presentava come direttore dei progetti.

In merito al ristorante aperto in Ruanda, invece, la donna chiarisce: “Mio figlio ha aperto quel ristorante con la moglie chiedendo un prestito in banca. È tutto tracciabile, penso lo abbia aperto forse anche prima del 2018″. Poi segnala anche un progetto, finanziato con i soldi della cooperazione, che il figlio ha seguito in Ruanda per Karibu. Ma quanti soldi in tutto la cooperativa di Latina ha bonificato a suo figlio? “Non ricordo, non ho le carte davanti. Lui prendeva uno stipendio sui mille euro e qualcosa al mese. E poi c’è quel progetto di cui le ho parlato”. Altri dettagli non vengono dati ai cronisti, ma può darsi che il direttore-ristoratore Mutangana abbia avuto soldi dalla Karibu del tutto lecitamente. Si vedrà dalle indagini della finanza.

La polemica politica su Soumahoro, invece, non accenna a placarsi. Finora il deputato, diventato negli ultimi anni simbolo della lotta dei braccianti, ha spiegato che lui non solo non c’entra nulla con l’inchiesta penale (fatto vero), ma che non ha nulla a che fare nemmeno con le coop di famiglia. Le questioni più rilevanti per il deputato esulano però dalle strette vicende giudiziarie. Se Soumahoro rischia di vedere la sua immagine appannata per via di un oggettivo conflitto d’interessi (le sue battaglie sui migranti e sull’accoglienza insistono proprio su quello che è anche un business della sua famiglia), è un fatto che a Latina la sede della Lega Braccianti da lui fondata coincide con quella del Consorzio Aid (“poteva davvero non sapere?”, si chiedono in molti). Mentre le foto con borse e capi firmati postate dalla moglie rischiano di oscurare l’iconica fotografia dell’ex sindacalista che entra in parlamento con gli stivali da lavoro e il pugno chiuso alzato.

Senza parlare del fuoco amico del suo partito (“deve chiarire”), di quello dell’ex senatrice di Sinistra italiana Elena Fattori (“in quelle coop non avrei ospitato nemmeno i cani”, ha detto a Domani dopo averle visitate). Secondo alcuni preti della Caritas (don Andrea Pupilla, Caritas San Severo), poi, il deputato è soltanto uno “che viene da fuori, urla, fa i selfie e magari costruisce una carriera politica”. Al netto degli esiti dell’inchiesta penale sulla suocera e la Karibu, politicamente il danno è insomma già fatto, e – nonostante sia Soumahoro un combattente – non sarà facile rimediare.

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