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Home - La grande fuga. Cento medici al mese lasciano il posto nei pronto soccorso

La grande fuga. Cento medici al mese lasciano il posto nei pronto soccorso

Di Redazione
3 Agosto 2022
in Sanità & Salute
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Una carenza di oltre 4.200 medici, dimissioni che, da inizio anno, avanzano al ritmo di almeno 100 al mese e un carico di lavoro personale aumentato del 50% rispetto allo stesso periodo del 2021. Questo la fotografia dei pronto soccorso italiani scattata dalla Simeu. A ciò si aggiunge un blocco del turnover definito ormai ’cronico’, che non rimpiazza le uscite. Se, per tamponare l’emergenza, in Sardegna l’Ares ha fatto partire il maxi-appalto da 9 milioni di euro per reclutare ‘medici in affitto’, l’Emilia-Romagna ha scelto la strada dell’intesa con i medici di emergenza territoriale. Ma, a livello nazionale, le criticità restano.

Il caso del Cardarelli di Napoli, dove a causa della ‘fuga dei medici dal pronto soccorso’ la direzione medica ha annunciato la chiusura temporanea di accettazione di tutti i casi che non rientrano nell’”emergenza indifferibile”, è solo la punta dell’iceberg di una situazione che le associazioni di categoria denunciano da anni. “Veniamo da un taglio, tra il 2010 e il 2020 – sottolinea Guido Quici, presidente del sindacato dei medici Cimo-Fesmed –, di ben 37mila posti letto nel pubblico. Il pronto soccorso è diventato il collo di bottiglia dove confluisce di tutto: dai pazienti critici a quelli affetti da Covid, fino ai tanti che non hanno risposte sul territorio”.

Leggi anche: Lo studente sfiduciato: “Turni infiniti, salari bassi” – Il medico che ci crede: “Qui ci si forma davvero”

Al carico di lavoro aggiuntivo si somma la difficoltà nella ricerca del personale. I bandi pubblici per il reclutamento di personale medico per il Pronto soccorso, pubblicati con continuità a partire dal 2020 dal Cardarelli, sono andati pressoché deserti. “Succede perché nel pronto soccorso si concentrano tutte le criticità del sistema sanitario – spiega Carlo Palermo, presidente nazionale Anaao Assomed –. Quei pochi specialisti che vengono formati ogni anno prima di andare in luoghi dove i carichi di lavoro sono insopportabili, con 6 o 7 turni notturni al mese e fine settimana sempre occupati tra guardie e reperibilità, cercano altrove, aiutati da una carenza di personale che offre loro possibilità di scelta. Si tratta di un lavoro poco appetibile, con carichi di lavoro crescenti e stipendi bassi dato che il contratto è fermo al 2018. Una situazione che mette a rischio il diritto di accesso alle cure dei cittadini”.

Rendono poco appetibile il lavoro anche le numerose aggressioni fisiche e verbali ai medici e le denunce. “Una volta c’erano i presidi di polizia, ora troviamo al massimo le guardie giurate. Inoltre il contenzioso legale è elevatissimo”, afferma Quici. Per sopperire alla carenza di personale, “si stanno mandando in pronto soccorso medici specialisti di altre branche o medici senza la necessaria esperienza, inviati dalle cooperative a costi elevatissimi”. In tale scenario, con una possibile nuova ondata epidemica in autunno – avverte Palermo – “si rischia il default della sanità pubblica”.

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